Una svolta investigativa potrebbe riaccendere i riflettori su uno dei più inquietanti casi di cronaca nera degli ultimi anni in Lombardia. A cinque anni dall'omicidio di Pasquale Lamberti, imprenditore settantenne di Paderno Dugnano, la Direzione distrettuale antimafia di Milano ha iscritto nel registro degli indagati tre persone, ipotizzando un loro coinvolgimento nell'assassinio e nella successiva sparizione del corpo.

Pasquale Lamberti

L'uomo sarebbe stato attirato in un luogo isolato con un pretesto e poi ucciso nel luglio del 2021 a Besate, nel Milanese. Il cadavere, secondo la ricostruzione investigativa, sarebbe stato fatto sparire nel tentativo di cancellare le tracce del delitto. Una vicenda dai contorni ancora oscuri, sulla quale gli inquirenti stanno ora concentrando nuovi accertamenti.

Tra gli indagati figurano Renato Mandaglio, 59 anni, originario della Piana di Gioia Tauro, e la moglie Emanuela Calvi, 61 anni, entrambi residenti nel Pavese. La coppia è accusata, a vario titolo secondo l'ipotesi investigativa, di aver preso parte all'omicidio dell'imprenditore e alle attività finalizzate a occultarne il corpo.

Nel registro degli indagati è finito anche Claudio Mancini, 60 anni, originario di Campobasso e attualmente detenuto per un'altra vicenda giudiziaria legata a una bancarotta fraudolenta e a contestazioni di natura tributaria. Anche nei suoi confronti l'ipotesi formulata dagli investigatori riguarda il coinvolgimento nell'omicidio e nella successiva soppressione del cadavere.

La pista seguita dalla Dda milanese e dai Carabinieri porterebbe verso gli ambienti della criminalità organizzata di matrice calabrese radicati nel Nord Italia. Secondo l'impostazione investigativa, i tre indagati avrebbero agito con l'obiettivo di favorire gli interessi di un potente gruppo della 'ndrangheta riconducibile alla cosca Bruzzaniti di Africo.

L'attenzione degli investigatori si sarebbe inoltre concentrata su altre due persone, uno zio e un nipote, entrambi sulla sessantina e con precedenti specifici. I due, pur non risultando al momento destinatari di provvedimenti giudiziari nell'ambito della nuova inchiesta, sarebbero considerati dagli inquirenti figure vicine al contesto criminale riconducibile alla cosca calabrese.

L'inchiesta, coordinata dalla Dda di Milano, punta ora a ricostruire il movente del delitto e soprattutto a chiarire il destino del corpo dell'imprenditore. Gli investigatori stanno cercando di ricostruire i rapporti tra le persone coinvolte e gli eventuali interessi economici che potrebbero essere alla base dell'omicidio, con particolare attenzione alla gestione delle aziende riconducibili alla vittima.

Si tratta, al momento, di ipotesi investigative che dovranno trovare conferma nel prosieguo degli accertamenti e nell'eventuale percorso giudiziario. La nuova svolta, tuttavia, potrebbe contribuire a fare luce su un caso rimasto per anni avvolto nel mistero.