Cambia il presidente del collegio giudicante nel filone vibonese del processo, contro la ‘ndrangheta, denominato “Petrolmafie”. Quest'oggi il nuovo presidente, il giudice Giorgia Maria Ricotti, ha presieduto la sua prima udienza dopo l'accoglimento, da parte della Corte di Appello, della ricusazione presentata dalla Dda di Catanzaro nei confronti del giudice Tiziana Macrì. Sono rimasti come giudici a latere Roberta Ricotta e Laerte Conti. L'udienza di questa mattina, nell'aula bunker del tribunale di Vibo, è stata dedicata principalmente alla validità degli atti posti in essere fino a questo momento dal giudice ricusato: le questioni preliminari, l'ammissione delle prove e l'ordinanza di nomina dei periti.

Nella decisione della Corte d'Appello non c'è infatti alcun riferimento circa la necessità o meno di ripetere questi atti. Secondo l'avvocato Paride Scinica - difensore del boss di Limbadi Luigi Mancuso - e l'avvocato Giuseppe Di Renzo, che hanno citato una sentenza della Corte di Cassazione, nel caso in cui la pronuncia sulla ricusazione non dica nulla deve essere considerato sottinteso che gli atti del processo siano inefficaci.

La questione è relativamente marginale: dovrebbe bastare una sola altra udienza al nuovo giudice, se necessario, per ripetere i lavori del processo portati avanti fino a questo momento. In ogni caso il presidente del collegio giudicante ha deciso di sottoporre la questione alla Corte d'Appello di Catanzaro e, in attesa di una precisazione a riguardo, il processo è stato rinviato al prossimo 25 febbraio.

Il processo "Petrolmafie"


Il processo "Petrolmafie", sui presunti illeciti perpetrati dalle cosche del Vibonese nell'affare degli idrocarburi, vede imputate 54 persone accusate, a vario titolo, di associazione di stampo mafioso, estorsioni, riciclaggio, reimpiego di denaro di provenienza illecita in attività economiche, intestazione fittizia di beni, evasione delle imposte e delle accise anche mediante l'emissione e l'utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, contraffazione e utilizzazione di documenti di accompagnamento semplificati.

La ricusazione del giudice Macrì


I giudici della Corte d'Appello hanno ritenuto valide le stesse ragioni che hanno portato all'incompatibilità del giudice Tiziana Macrì nel processo "Rinascita Scott", considerato il fascicolo "madre" dal quale si è poi sviluppata l'inchiesta denominata "Petrolmafie". Nell'udienza del 13 dicembre scorso, ricordiamo, la stessa Macrì aveva dichiarato di aver già depositato una richiesta di astensione al presidente del Tribunale di Vibo Valentia Erminio Di Matteo, che quest'ultimo aveva però respinto. In particolare Macrì riteneva "Petrolmafie" una costola di "Rinascita Scott" e, a tal proposito, la Corte di Cassazione si era già espressa certificando il profilo di incompatibilità. In sostanza, quando ricopriva il ruolo di gip a Catanzaro, aveva disposto dei decreti di intercettazione richiamando nel merito l'associazione mafiosa proprio nell'ambito del procedimento "Rinascita-Scott".