La Vibo di un tempo in un libro di Vincenzo Colloca
Immagini e figure trasmesse dalla penna mai scontata di uno scrittore, cronista di lungo corso, tra i primi corrispondenti della Gazzetta del Sud
di VINCENZO VARONE
“Ritorno a Vibo” (Morlacchi editore) - di cui è autore Vincenzo Colloca, romanziere e cronista di lungo corso, negli anni cinquanta tra i primi corrispondenti della “Gazzetta del Sud”, da diversi anni trapianto a Corciano, in provincia di Perugia – è un “come eravamo” dai sapori forti e dagli odori antichi che riesce a trascinarti, con curiosità e voracità, in un’epoca (anni 30 e 40) ,così profondamente diversa da quella di oggi. Tutto merito di una scrittura mai doma, mai scontata, mai rituale, ma sempre in cerca del senso vero delle cose e del capire chi veramente siamo e da dove veniamo. Una scrittura “viaggiatrice” dell’universo, fatta di fiati, di uomini in corsa, di destini che si incrociano, di strade polverose, di eroi silenziosi, di amicizie nobili (come quella tra l’autore e Mimmo), di vere e proprie pagine di storia (come l’arrivo a Vibo di Benito Mussolini, il 31 marzo 1939), di case povere ma dignitose. Un susseguirsi di ritratti e di immagini ritornate vive in una notte segnata dal dolore, all’improvviso, come folletti dell’anima e come sentimenti mai sopiti, quasi come se il tempo non fosse mai trascorso.
Il "verismo" di Colloca. Immagini e figure che la penna di Vincenzo Colloca è riuscita a trasmetterci – come è già accaduto nelle precedenti opere, tra cui “Racconti al Braciere” e “Gente Mia” – con lo stesso impeto del Verga e con lo stesso spirito attento e riflessivo di Mario La Cava, ma con l’originalità di una scrittura che appartiene in larga parte al vissuto dell’autore, romanziere e cronista nello stesso tempo, ma anche testimone attento di un’epoca fatta di abbandoni, di rinascite e di profonde trasformazioni.
Corsi e ricorsi storici. Un vero e proprio capolavoro della scrittura che “parla” e che contiene le “voci” di uomini di cui ti sembra quasi di sentire il fiato e che pagina dopo pagina, riesce a trascinarti nell’immensità dei luoghi e delle vicende vissute senza darti alcuna tregua e facendoti rivivere come in un film una certa epoca, che per ragioni anagrafiche tu non hai vissuto.
L'amore per l'arte del bello. Tutto questo è l’arte vera della narrazione, ma anche la “storia” del tempo che brucia gli anni come fossero sterpaglia. È il ciclo della vita che si rinnova e che diventa poesia e mistero, attraverso la forza dirompente e rivoluzionaria della scrittura. Merito di Vincenzo Colloca, che di questa arte e di questo ciclo è maestro ed interprete, ma anche e soprattutto cantore e uomo, da sempre in cammino lungo i sentieri dei sentimenti e del cuore, della memoria e dell’anima. Sentimenti di cui si coglie tutta intera la fortezza dei valori anche nel libro “La mia vita con Eveline” che Colloca ha dedicato alla sua dolcissima compagna di origini olandesi, recentemente scomparsa, dopo una vita trascorsa tra i libri e l’amore per l’arte e per il bello.
