Quant’è grande l’economia di Vibo Valentia? A questa domanda, posta in un’aula dell’Istituto Tecnico Economico "Galileo Galilei", la risposta degli studenti è stata netta: "Meno di un miliardo di euro". Una stima che riflette l’immagine di un territorio spesso percepito come fragile e privo di prospettive.

Ma la realtà dei numeri racconta un’altra storia. Secondo le elaborazioni del Centro Studi Tagliacarne – Unioncamere, la provincia di Vibo genera ogni anno 2,47 miliardi di euro di valore aggiunto. Più del doppio di quanto immaginato dalle nuove generazioni.

L’incontro, promosso dal Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Vibo Valentia, ha rotto gli schemi della classica conferenza. La delegazione, guidata dal Presidente Gaetano Portaro insieme ai colleghi Rocco Mangione, Giovanni Pettinato e Raffaele Rito, ha utilizzato un approccio interattivo: prima i sondaggi anonimi tra i banchi, poi il confronto con i dati ufficiali.

Il risultato è stato un "corto circuito" positivo tra percezione e realtà. Non solo il valore aggiunto, ma anche il tasso di occupazione e le performance dell'export sono stati drasticamente sottostimati dai ragazzi. Un segnale chiaro di come il pessimismo narrativo sul territorio rischi di offuscare le opportunità reali. "Prima di partire, conosci davvero dove vivi". È questo il messaggio lanciato dai Giovani Imprenditori. L'obiettivo non è frenare le ambizioni dei ragazzi, ma spingerli a fare scelte consapevoli, basate su dati concreti e non su pregiudizi.

La sorpresa generata in classe si è trasformata rapidamente in curiosità e domande sui settori trainanti: dall’agroalimentare al metalmeccanico, passando per il turismo e l’innovazione tecnologica.

L’iniziativa del Galilei non resterà un caso isolato. Il Gruppo Giovani Imprenditori ha già annunciato un calendario di nuovi incontri nelle scuole della provincia. La scommessa è chiara: fornire strumenti di analisi economica significa dare ai giovani il potere di decidere il proprio futuro con libertà, sapendo che il territorio che chiamano "casa" ha basi molto più solide di quanto la retorica comune lasci intendere.