Muore boss della 'ndrangheta (NOME)
l suo nome è passato alla storia giudiziaria per aver orchestrato quello che rimane uno degli attacchi più feroci della criminalità organizzata contro le istituzioni
Si è spento ieri, 20 febbraio, all'età di 74 anni Domenico Belfiore, figura di vertice della ’ndrangheta piemontese. L'uomo, che stava scontando l'ergastolo per l’assassinio del procuratore di Torino Bruno Caccia, è deceduto presso l'ospedale di Chivasso a seguito di un arresto cardiaco. Dal 2015, a causa del precario stato di salute, gli erano stati concessi gli arresti domiciliari.
Originario di Gioiosa Jonica, in provincia di Reggio Calabria, Belfiore era ritenuto il fondatore dell'omonimo clan, una delle realtà criminali più radicate nel tessuto del Nord Italia. Il suo nome è passato alla storia giudiziaria per aver orchestrato quello che rimane uno degli attacchi più feroci della criminalità organizzata contro le istituzioni settentrionali.
L'esecuzione del procuratore Caccia avvenne in via Sommacampagna, a Torino. Sebbene Rocco Schirripa sia stato individuato come l'esecutore materiale dell'agguato, le sentenze hanno indicato in Belfiore il cervello dell'operazione. Il movente era legato alla fermezza del magistrato nel contrastare i crescenti interessi della ’ndrina nel traffico di stupefacenti e nel riciclaggio di denaro.
Nonostante le condanne definitive, la vicenda non è mai stata considerata del tutto chiarita. I familiari di Caccia e diversi osservatori hanno spesso suggerito che la ’ndrangheta potesse non essere l'unico attore coinvolto. Si è ipotizzata una convergenza tra interessi criminali, trame eversive e apparati deviati, tipica degli anni di piombo e delle strategie della tensione.
Con il decesso di Belfiore, svanisce la possibilità di ottenere nuovi elementi o confessioni su uno dei capitoli più oscuri della cronaca nera e giudiziaria italiana.
