Rinascita, l'appello della famiglia di un giovane del Vibonese: "E' ammalato, va scarcerato"
"La famiglia di Saverio Lacquaniti Saverio, 25 anni, è molto preoccupata per le condizioni psico-fisiche del ragazzo, detenuto dal gennaio scorso nell'ambito della maxi indagine denominata Rinascita-Scott, condotta dalla Procura Distrettuale di Catanzaro, nella quale egli risulta imputato, in qualità di affiliato, di associazione a delinquere di stampo mafioso, non si capisce di quale cosca e di cos'altro". Lo si legge in una nota sottoscritta dal padre del giovane, da nove mesi in galera.
“Il tutto –sostiene il padre - senza che alcuno lo accusi direttamente, senza essere stato individuato personalmente in modo inequivoco in alcun atto d'indagine, senza che i tre pentiti del vibonese lo menzionino, senza mai essere stato visto e segnalato dalle Forze dell'Ordine in compagnia di malavitosi, senza alcun riscontro circa il possesso di armi, esplosivi o droga od altro, senza alcun accenno univoco, nelle intercettazioni, a sue condotte delinquenziali”.
“Inoltre, sembrerebbe potersi dedurre – alla stregua dell'ordinanza impositiva della misura restrittiva del GIP di Catanzaro - che egli venga sospettato , a priori, appunto, sulla base di mere supposizioni, di far parte della 'ndrina di S. Gregorio d'Ippona, luogo di residenza suo e della sua famiglia, riconducibile a Saverio Razionale. Ma nelle intercettazioni telefoniche, questi parla malissimo del giovane".
A suo giudizio, il giovane non avrebbe nulla a che vedere con le 'ndrine di San Gregorio, tantomeno con quelle di Zungri e Cessaniti.
"Saverio, - sottolinea il padre - certo di non avere nulla di cui essere fondatamente accusato, si era costituito volontariamente, presentandosi al carcere di Catanzaro poiché il suo mancato arresto presso la sua abitazione, era avvenuto casualmente e per momentaneamente assenza. E' ovvio che la prolungata detenzione carceraria, sin dal gennaio scorso, è dannosissima per l'evoluzione futura di vita del ragazzo, altrimenti avviato ad un'onesta e normale esistenza. Possibile che si lasci languire in carcere un ragazzo solo sulla base di una supposizione? E perché nessuno si prende la briga di cercare di comprendere i fatti reali e nessuno legge le memorie difensive ? Ma ancor più è da segnalare che il giovane Lacquaniti è portatore di un angioma in sede cerebrale, malattia per la quale era sotto osservazione e aveva prenotato ulteriori accertamenti preparatori ad un intervento chirurgico al cervello. Tale condizione sanitaria, di per sé preoccupante, che lo stato detentivo ha impedito di curare, e lo stress derivante da questa situazione -conclude - potrebbe risultargli fatale".
