Estorsione a tabaccaio nel Vibonese, la Cassazione accoglie il ricorso dei legali di Antonio Mancuso
La Corte di Cassazione, su ricorso degli avvocati Di Renzo e Zavaglia, ha annullato l’ordinanza del Tribunale del Riesame di Catanzaro che aveva rigettato l’appello cautelare proposto da Antonio Mancuso con il quale si chiedeva la revoca ovvero, subordinatamente, l’attenuazione della misura cautelare applicata, nell’ambito del procedimento relativo all’estorsione al tabaccaio di Nicotera Carmine Zappia.
La difesa lamentava che Mancuso "fosse detenuto in condizioni inumane e degradanti in ragione delle plurime patologie di cui è affetto in violazione della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo".
Il Tribunale di Catanzaro aveva rigettato l’appello ritenendo Antonio Mancuso compatibile con il regime di massimo rigore. Avverso tale provvedimento veniva proposto ricorso alla Cassazione con il quale si denunciava che il Tribunale aveva "valutato esclusivamente la possibilità di assicurare le cure all’interno della struttura penitenziaria senza valutare l’ulteriore profilo della compatibilità carceraria in ragione dei patimenti ulteriori cui era costretto il cautelato in ragione delle patologie accusate".
Sotto diverso profilo veniva dedotta l’omessa nomina di un perito che accertasse la predetta compatibilità carceraria. In ragione di ciò la Corte di Cassazione ha annullato con rinvio l’ordinanza del Tribunale di Catanzaro "imponendo un nuovo pronunciamento che tenga conto delle censure difensive (si segnala che nel frattempo, su diversa istanza difensiva, la Corte d’Appello di Catanzaro ha gradato la misura cautelare applicando gli arresti domiciliari)".
