'Ndrangheta nel Vibonese: le torture e il piano per scovare e uccidere il figlio del boss Mancuso
Le intercettazioni shock rivelano il progetto di sequestrare l'amico del latitante: «Tagliagli le dita per farlo parlare, poi buttalo in un burrone»
Un piano omicidiario meticoloso, che passava attraverso il sequestro di persona e la tortura. È quanto emerge dalle carte dell'operazione “Jerakarni”, che ha portato all’esecuzione di 54 misure cautelari, che ha colpito la cosca Emanuele-Idà di Gerocarne, nelle Serre in provincia di Vibo Valentia, e che ricostruiscono le dinamiche interne alla consorteria legata alla cosca Emanuele e il ruolo operativo di figure come Antonio Campisi, Filippo Mazzotta e Marco e Michele Idà.
Al centro del mirino c’era l’allora latitante Giuseppe Salvatore Mancuso, figlio del boss Pantaleone, detto "l'ingegnere". Per arrivare a lui, il gruppo criminale aveva individuato un "anello debole": Marcello Greco, soggetto ritenuto vicinissimo al boss. L'obiettivo non era solo l’eliminazione del Mancuso, ma una vera e propria operazione di "intelligence" criminale per scovare il suo nascondiglio segreto.
Secondo gli inquirenti, gli indagati avrebbero pianificato il rapimento di Greco per estorcergli informazioni sotto tortura. Una volta ottenuta la posizione del latitante, il piano prevedeva l'esecuzione finale del Greco per eliminare ogni testimone. I dialoghi intercettati dagli inquirenti mostrano una ferocia lucida e priva di scrupoli. Campisi, con l'appoggio della cosca Emanuele, pianificava l’agguato omicidiario ai danni dell’allora latitante Mancuso e le conversazioni catturate dalle microspie, riportate agli atti, restituiscono il clima di estrema violenza in cui maturava il progetto:
MAZZOTTA Filippo: "HAI 3 ... 4 ORE DI TEMPO ... HAI 3 ... 4 ORE DI TEMPO ... 3 ... 4 ORE DI TEMPO DA QUANDO PRENDI A MARCELLO O A UNO DI QUESTI ... GLI TAGLI DAVVERO 4 O 5 DITA ... PER INIZIARE A DIRTI DOV'È [...]"
IDA' Marco: "sì questo è [...]"
MAZZOTTA Filippo: "IN QUELLE 3 ORE ... IN QUELLE 3 ORE [...]"
IDA' Marco: "COSÌ È [...]"
MAZZOTTA Filippo: "IN QUELLE 3 ORE CI VUOLE UNA MACCHINA GIÀ IN QUELLA ZONA ... PRONTA A SAPERE DOVE ANDARE [...]"
IDA' Michele: "UNA VOLTA CHE TE LO DICE ... A MARCELLO UNO DEVE ANDARE A BUTTARLO NTRA NU CAFUNI (FONETICO: BURRONE) [...]"
MAZZOTTA Filippo: "ma se Marcello lo sa ... ma questo Marcello chi cazzo è? [...]"
IDA' Marco: "Marcello di Sant'Onofrio ... ma con i parenti suoi non va nemmeno d'accordo".
Il quadro che emerge descrive una struttura logistica già pronta all'azione, con auto posizionate strategicamente e un "cronoprogramma" della violenza scandito in tre o quattro ore di agonia per la vittima designata. Un progetto di sangue che conferma la spietatezza degli scontri tra i clan della zona.
