'Ndrangheta in Svizzera: ecco tutti i vibonesi arrestati dalla polizia cantonale
Tutti gli indagati sono ritenuti componenti della “Società di Frauenfeld”, con collegamenti con la "casa-madre" calabrese ed altre strutture di 'ndrangheta presenti in Calabria
La Polizia Cantonale Svizzera, su ordine del locale Ufficio Federale di Giustizia, ha arrestato 12 presunti appartenenti alla ‘ndrangheta, accusati di associazione di tipo mafioso. Si tratta, in particolare, di soggetti già destinatari di decreto di fermo emesso dalla Procura Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria nei confronti di 18 affiliati alla ‘ndrangheta nell’ambito dell’operazione denominata “Helvetia”, condotta Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria, di cui già 2 catturati dagli stessi militari il 22 agosto 2014.
Gli arrestati sono:
Rocco Antonio Cirillo, nato a Fabrizia (Vibo Valentia) il 09.01.1955; Giovanni Demasi, nato a Fabrizia (Vv) il 07.04.1977; Nazareno Salvatore Demasi, nato a Fabrizia (Vv) il 19.09.1963; Antonio Salvatore Greco, nato a Fabrizia (Vv) il 21.11.1942; Sandro Iacopetta, nato a Frauenfeld il 25.05.1978; Cosimo Laporta, nato a San Marzano il 25.04.1959: Francesco Lombardo, nato a Frauenfeld il 27.09.1972; Cosimo Montagnese, nato a Fabrizia (Vv) il 22.05.1955; Raffaele Monteleone, nato a Fabrizia (Vv) il 10.07.1962; Brunello Nesci, nato a Fabrizia (Vv) il 29.04.1966; Giulio Nesci, nato a Fabrizia (Vv) il 09.12.1967; Angelo Rullo, nato a Fabrizia (Vv) il 06.01.1959;
Tutti gli indagati sono tutti ritenuti componenti dell’articolazione territoriale denominata “Società di Frauenfeld (Svizzera)” – dipendente dal “Crimine di Polsi” con collegamenti con la “Società di Rosarno” ed il “Locale di Fabrizia (Vibo Valentia)” – presunti responsabili di associazione di tipo mafioso, aggravata dalla transnazionalità in quanto commesso in Italia e Svizzera da un gruppo criminale organizzato, impegnato in attività criminali in più di uno stato.
Le indagini – spiegano gli inquirenti – avviate dai Carabinieri di Reggio Calabria nel gennaio del 2012, hanno consentito di confermare l’esistenza e l’operatività – già dagli anni Settanta – della “Locale” di Frauenfeld, al cui vertice vi sarebbe Antonio Nesci, e di individuarne gli associati, i ruoli e le cariche e soprattutto di verificarne la dipendenza al “Crimine” calabrese, per il tramite di Giuseppe Antonio Primerano, la cui figura era stata riconosciuta sia in Calabria, ove era “accreditato” presso il “Crimine” sia all’estero, in Germania e in Svizzera.

Secondo la Dda, significativa della funzione "baricentrica" di Giuseppe Antonio Primerano erano poi i contatti pregressi, già registrati durante l’attività d’indagine conosciuta come “Il Crimine” dalle quali emergeva il ruolo apicale di Primerano e la sua influenza nella risoluzione delle controversie criminali, anche internazionali; proprio Giuseppe Antonio Primerano si rivelava personaggio cui Antonio Nesci doveva far riferimento per ottenere l’autorizzazione ad estendere il dominio territoriale oltre che in Svizzera anche in altre località tra cui Singen – comune tedesco del Baden – Wuttemberg.
Primerano, nel luglio 2013 è stato condannato alla pena di 13 anni di reclusione poiché ritenuto colpevole del delitto di associazione di tipo mafioso proprio a seguito dell’operazione “Il Crimine” venendo valutate a suo carico innanzitutto la posizione direttiva rivestita in seno all’organizzazione, la sua frequentazione con Domenico Oppedisano classe 1930, con il quale si intratteneva durante il summit di Polsi nonché il ruolo ricoperto in seno alla compagine di appartenenza che lo rendeva – come detto – diretto referente anche delle locali radicate in Germania.

Antonio Nesci il 23 ottobre 2015 è stato condannato in primo grado dal Tribunale di Reggio Calabria alla pena di 14 anni di reclusione per associazione di tipo mafioso, mentre la pena comminata a Raffaele Albanese è di 12 anni di reclusione.
L’analisi complessiva delle risultanze investigative ha consentito per la prima volta in assoluto, di apprendere dettagli e caratteristiche del contesto criminale elvetico con riguardo alla struttura di ‘ndrangheta in quel territorio. Il dato essenziale appurato – sino ad ora inedito – riguarda la piena operatività da circa 40 anni dell’articolazione di ‘ndrangheta insediata in territorio elvetico ed in particolare nella città svizzera di Frauenfeld (“… la nostra società è formata da 40 anni …”) con la piena e diretta rispondenza alla terra d’origine degli affiliati (“… Gli ho detto…gli ho detto che il “locale” è da 40 anni che “risponde” a Fabrizia …”).
Le investigazioni dei carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria si sono avvalse del contributo dell’Ufficio Federale di Polizia della Confederazione Svizzera, in relazione alle attività svolte in territorio elvetico, per l’utilizzo delle quali, il 17 aprile 2013, veniva siglato a Milano, presso gli uffici del Comando Provinciale Carabinieri, un “accordo su indagini collegate tra il Ministero Pubblico della Confederazione Svizzera – Divisione Protezione dello Stato – Reati Speciali e Criminalità Organizzata e la Procura della Repubblica Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria”.
In ordine agli odierni provvedimenti restrittivi eseguiti in Svizzera, l’Ufficio federale di giustizia (Ufg) ha ordinato gli arresti sulla base delle richieste d’estradizione presentate dalle autorità italiane, da cui risulta che gli indagati, domiciliati in maggioranza nel Canton Turgovia, siano indiziati di appartenere alla “locale” di Frauenfeld della ‘ndrangheta. Sulla scorta delle risultanze investigative assunte, l’Ufg è giunto alla conclusione che i fatti esposti nelle richieste siano punibili a priori anche in Svizzera secondo l’articolo 260ter CP (organizzazione criminale) e che quindi è adempiuta la condizione d’estradizione della doppia punibilità. Per quanto riguarda la procedura di estradizione, in linea di massima, il procedimento del Ministero pubblico della Confederazione (MPC) per lo stesso reato avrebbe la precedenza rispetto ad un’estradizione.
Tuttavia la legge sull’assistenza internazionale in materia penale consente – tra l’altro per motivi di economia processuale – di derogare a tale regola e di autorizzare l’estradizione in determinati casi. I reati perseguiti in Svizzera si sono rivelati rientrare nel quadro di indagini più ampie condotte dalle autorità italiane. Anche in ragione delle due richiamate condanne comminate a carico di Nesci ed Albanese, il MPC ha pertanto invitato l’Ufg a privilegiare l’estradizione.
