La verità giudiziaria sull'omicidio di Filippo Ceravolo compie un passo decisivo a quattordici anni di distanza da quella tragica sera del 25 ottobre 2012. Le indagini della DDA di Catanzaro hanno permesso di ricostruire minuziosamente la dinamica di un agguato nato per regolare i conti tra cosche, ma terminato con il sacrificio di un innocente di soli 19 anni.

La vittima sbagliata: il tragico scambio di persona

Filippo Ceravolo non aveva nulla a che fare con le dinamiche criminali delle Preserre. La sua unica "colpa" fu quella di aver chiesto un passaggio a Domenico Tassone, reale obiettivo del commando, per rientrare a casa dopo una serata trascorsa con la fidanzata. Quella sfortunata coincidenza lo portò dritto nella traiettoria dei fucili calibro 12 caricati a pallettoni.

La dinamica: tre colpi di clacson come segnale

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l'agguato fu pianificato con precisione militare. Un ruolo centrale sarebbe stato giocato dai fiancheggiatori, Bruno Lazzaro e Nicola Ciconte. I due avrebbero agito come "vedette": hanno effettuato il sopralluogo a Vazzano per intercettare l'auto di Tassone, si sono posizionati in un punto strategico di osservazione e hanno dato il via libera ai killer suonando per tre volte il clacson, segnalando l'arrivo imminente dell'auto della vittima. Subito dopo gli spari, gli stessi complici avrebbero recuperato il gruppo di fuoco, dileguandosi attraverso strade secondarie per sfuggire alla cattura.

I nomi dell'accusa e le decisioni del GIP

Le indagini puntano il dito contro i presunti esecutori materiali: Alessandro Giovanni Nesci e Pasquale De Masi, ritenuti vicini alla cosca Loielo. Il ruolo di mente e pianificatore del delitto era stato attribuito dalla DDA a Rinaldo Loielo (classe '91), elemento di spicco dell'omonimo clan.

Tuttavia, il quadro indiziario ha convinto solo parzialmente il GIP Arianna Roccia. Il giudice ha infatti accolto la richiesta di custodia cautelare in carcere per Giovanni Alessandro Nesci (presunto esecutore), Bruno Lazzaro (fiancheggiatore) e Nicola Ciconte (fiancheggiatore). Al contrario, il GIP ha ritenuto non sufficienti gli indizi a carico di Rinaldo Loielo (comunque arrestato per associazione mafiosa) e di Pasquale De Masi, che resta dunque a piede libero per questo specifico capo d'imputazione.

Un dolore lungo quattordici anni

La ricostruzione dell'omicidio Ceravolo non restituisce solo un resoconto di cronaca nera, ma riapre una ferita mai rimarginata per la comunità vibonese. Quella di Filippo resta una delle storie più emblematiche della ferocia della 'ndrangheta, capace di spezzare una vita giovanissima per un banale e atroce errore di mira.