Sulla delicata situazione dell'ospedale di Serra San Bruno interviene Fioravante Schiavello, cittadino serrese ex responsabile amministrativo del Distretto sanitario. "La notizia dell' ubicazione della casa della comunità nel presidio ospedaliero e non nei locali del Distretto sanitario -spiega Schiavello-va di pari passo con un’altra di carattere confidenziale , che riferisce di un declassamento del Pronto Soccorso in semplice Ppi (Punto di primo intervento): ciò non fa altro che alimentare e, purtroppo, confermare la volontà di interrompere la funzione di ospedale del 'San Bruno'. Questo si deduce dalla normativa che regola l’attivazione e il funzionamento dei Punti di Primo Intervento che dispone chiaramente :" Il Ppi …….permette una razionalizzazione della rete dei Pronto Soccorso riconvertendo strutture non in grado di mantenere standard elevati di prestazioni e, in altri casi, in particolare in zone disagiate, costituisce un riferimento sanitario in h 24 per la popolazione…..” .

"Quali sono le competenze dei Ppi - si chiede Schiavello- ?Essi disponendo di competenze cliniche (personale medico e infermieristico) e strumentali devono fronteggiare e stabilizzare , temporaneamente, le emergenze per poi trasferirle al Pronto Soccorso dell’Ospedale di riferimento, fornendo, in sostanza , risposte a situazioni di minore criticità e di bassa complessità. Inoltre , sono ubicati in Presidi delle Aziende Sanitarie individuati dopo la riorganizzazione della rete ospedaliera. Tutto ciò conferma la volontà dell’Ente programmatore (la Regione e per essa il Commissario ad acta per il piano di rientro, il presidente Occhiuto) di voler declassare l’ospedale di Serra in Casa della Comunità. La riflessione da fare è di carattere politico/sociale che dovrebbe essere estesa non solo all’ospedale ed alla sanità ma al complesso delle attività che garantiscono, in un determinato territorio in via di spopolamento qual è il nostro, un minimo di convivenza civile".

" Dobbiamo allora prendere atto -prosegue-che l’ospedale così come è adesso non garantisce gli standard di prestazioni sanitarie che dovrebbero essere erogate da un ospedale di zona disagiata o di montagna. Non voglio soffermarmi sulle cose che non vanno perché la lista sarebbe lunga ( già solo la carenza di personale basterebbe a decretarne la chiusura), ma non è concepibile pensare che questi motivi possano indurre a chiudere l’ospedale mentre in altri posti e per la stessa tipologia di condizioni (San Giovanni in Fiore, Acri ... ) gli ospedali sono stati potenziati di personale e strumentario e sono stati riaperti Reparti che, in precedenza, erano stati chiusi. L’ospedale di Serra San Bruno deve avere lo stesso trattamento, non deve essere riqualificato in Casa della Comunità (vedremo in seguito quali sono compiti e le funzioni che vi afferiscono) ma deve essere inserito nella Rete Ospedaliera regionale come Ospedale di Zona Montana che, per le peculiarità del territorio, deve assicurare prioritariamente l’emergenza urgenza con postazione del 118 (possibilmente con 2 ambulanze) e un efficiente Pronto Soccorso , supportato da un servizio di anestesia e rianimazione il cui scopo principale è quello di salvare vite umane. Sul resto delle prestazioni da erogare c’era già stata una programmazione che aveva individuato i servizi e i reparti per i quali erano in fase di appalto i lavori di ristrutturazione dei locali che dovevano accogliere la Fisioterapia -Riabilitazione e la Lungodegenza;  dovevano rimanere altresì la Medicina Generale, il day surgery di Chirurgia, la Dialisi, Laboratorio Analisi, Radiologia per la quale , con i fondi del Pnrr, è già stato stabilito di sostituire la vecchia tac con un’altra di nuova generazione. Il tutto, comunque, non avrebbe senso se non si implementano gli organici con nuovo personale medico ed infermieristico. Detto questo , niente si ottiene con i post su Facebook o con le schermaglie fra le varie fazioni nell’attribuzione delle responsabilità. Occorre lottare in modo unitario e sinergico perché la sanità non ha colore politico ma riguarda ognuno di noi".