La Suprema Corte si è allineata alla posizione del Tdl secondo cui il gioiese 42enne sarebbe la longa manus di Antonio Piromalli

La Cassazione ha rigettato il ricorso presentato dall'avvocato Antonio Managò per conto di Teodoro Mazzaferro, 42 anni, coinvolto nell'operazione "Provvidenza". L'inchiesta della Dda di Reggio Calabria incentrata sui nuovi business del clan Piromalli di Gioia Tauro.

L'accusa Mazzaferro, considerato la longa manus di Antonio Piromalli, è accusato di associazione mafiosa, con ruolo di capo, alla cosca “Piromalli”, favoreggiamento alla latitanza dei due boss Giuseppe Crea e Giuseppe Ferraro; del tentato omicidio di Michele Zito e di associazione per delinquere finalizzata al traffico di cocaina, con ruolo di promotore ed organizzatore. E per questi reati è stato chiesto il rinvio a giudizio da parte del sostituto procuratore della Dda reggina Giulia Pantano.

Teodoro Mazzaferro

Il rigetto La difesa ha contestato l’impianto accusatorio sostenendo che i rapporti tra Mazzaferro e Antonio Piromalli non fossero provati né da frequentazione né dalle dichiarazioni dei pentiti di Gioia Tauro Antonio Russo e Arcangelo Furfaro. La Corte, però, ha fatto sue le motivazioni del Tdl di Reggio Calabria, che aveva ha affermato «il pieno e stabile inserimento di Teodoro Mazzaferro (classe 75), con ruolo direttivo, nell'ambito dell'associazione mafiosa storicamente capeggiata dai “Piromalli”, sulla base non soltanto della completa "messa a disposizione" nei confronti del sodalizio per il perseguimento dei comuni fini criminosi, ma anche sulla base dei delitti-fine oggetto degli altri titoli cautelari in relazione ai quali è stata affermata la gravità indiziaria, che ne hanno rivelato il ruolo pienamente operativo».

"Il primo livello" Altro punto su cui si è basato il rigetto della Cassazione riguarda la «filiera comunicativa» di cui avrebbe goduto Antonio Piromalli dal suo ritiro strategico di Milano, della quale la famiglia Mazzaferro, e quindi anche Teodoro, avrebbe fatto parte del «primo livello», coordinando e controllando le attività illecite della cosca, nche grazie alla diretta collaborazione, in posizione subordinata, di Pasquale Guerrisi.

Le riunioni in masseria Tramite quest’ultimo, Mazzaferro avrebbe operato una “bonifica ambientale” di cimici per «garantire la segretezza delle comunicazioni e degli incontri» con gli «Alvaro di Sinopoli, le frequentazioni e le riunioni di 'ndrangheta con esponenti degli Alvaro», nella masseria del padre Mommo, «al fine di appianare controversie sorte in seno al sodalizio o gestire momenti di tensione scaturiti da atti ostili nei confronti di affiliati».