Pagare per lavorare. È questa la realtà che si è trovata davanti la Icop di Basiliano, un'importante azienda friulana, quando ha vinto un appalto in Calabria. La richiesta avanzata dalla ‘ndrangheta era chiara: il 3% del valore del contratto in cambio di "protezione" e via libera ai lavori. Un vero e proprio pizzo mascherato da garanzia, che la società ha subito denunciato alle autorità. Il risultato? Sei arresti nelle scorse ore. La notizia è ripostata dal "Messaggero Veneto".

La denuncia e l'inchiesta

L'estorsione era ben strutturata: secondo quanto raccontato dal presidente della Icop, Vittorio Petrucco, il meccanismo prevedeva una sovrafatturazione su servizi come forniture di cemento e smaltimento rifiuti, con documenti falsi per giustificare il pagamento dei 150mila euro richiesti. La società, però, ha scelto di non piegarsi e ha segnalato tutto alla Direzione Investigativa Antimafia di Trieste.

I fatti risalgono a due anni fa e sono legati a un subappalto ottenuto dalla Icop per la variante al metanodotto Pisticci – Sant’Eufemia, un'opera da cinque milioni di euro commissionata dalla Snam Rete Gas. A tentare l’estorsione sarebbe stata la cosca Abbruzzese, attiva nella zona di Trebisacce.

Nonostante la denuncia, la Icop ha deciso di proseguire i lavori senza cedere alle minacce. "In questi casi, l’unico modo per non avere paura è non pensarci", ha dichiarato Petrucco. Tuttavia, alla domanda se in futuro la sua azienda tornerà a lavorare in Calabria, la risposta è stata netta: "Penso proprio di no".

Un'eccellenza italiana nel mirino della criminalità

La Icop è un'azienda leader nell’ingegneria del sottosuolo, con sedi in 17 Paesi nel mondo e oltre 350 dipendenti. Nel 2023 ha ottenuto il Sustainability Award, posizionandosi al primo posto tra 260 imprese italiane di eccellenza. Il suo rifiuto di cedere al pizzo rappresenta un segnale forte, ma al tempo stesso evidenzia come la criminalità organizzata continui a frenare lo sviluppo economico in alcune aree del Paese.