Se si è allergici al pesce azzurro come vitto carcerario, la casa di reclusione deve provvedere al pesce «alternativo». Umberto O., 47 anni, campano, detenuto in regime di 41 bis prima nel carcere di Terni e ora in quello di Viterbo, ha vinto, appunto, la «battaglia del menu».


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Accogliendone il ricorso, la Cassazione infatti dispone che nelle strutture penitenziarie deve essere fornita ai detenuti una dieta equilibrata che, in base al diritto alla salute, tenga presente eventuali allergie alimentari dei reclusi: in tal caso gli alimenti che provocano allergia devono essere sostituiti con altri, tollerati e dello stesso genere. In sintesi: Umberto è allergico al pesce azzurro e il carcere deve mettergli a disposizione altro tipo di pesce, di cui non sia allergico.

E’ nel carcere ternano, dove un’ala è riservata ai condannati per associazione mafiosa, che il detenuto, afflitto da una certificata allergia al pesce azzurro, inizia la querelle sfociata nelle aule di giustizia. L’amministrazione del carcere aveva preso atto della sua intolleranza alimentare ed eliminato ogni tipo di pesce dalla dieta, nonostante il personale sanitario dello stesso penitenziario avesse indicato il pesce «alternativo» a quello «azzurro», di cui Umberto avrebbe potuto usufruire.

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