Per l'associazione i consumatori devono poter portare borse della spesa riutilizzabili da casa. E attacca il ministro alla Salute: "Il rischio contaminazione è un'assurdità"

Sui sacchetti biodegradabili a pagamento piove un esposto del Codacons depositato in tutte le Procure della Repubblica. Lo annuncia l’associazione dei consumatori, che ha deciso di lanciare una battaglia legale contro la misura pseudo-ambientale adottata in maniera del tutto errata in Italia. “Chiediamo alle Procure di aprire indagini sul territorio alla luce del possibile reato di truffa, verificando il comportamento di ipermercati, supermercati ed esercenti nella vendita dei sacchetti biodegradabili. Questo perché stanno arrivando segnalazioni da parte dei consumatori – spiegano dal Codacons – che denunciano come il costo degli shoppers venga loro addebitato anche in assenza di acquisto dei sacchetti, in modo del tutto illegittimo”.

I paradossi. In sostanza se un consumatore decide di acquistare un prodotto ortofrutticolo sfuso senza imbustarlo, ad esempio un ananas, un mango o anche una sola mela, al momento della pesatura la bilancia emette uno scontrino che contiene già al suo interno l’addebito di 2 o 3 centesimi di euro per il sacchetto di plastica – denuncia il Codacons – Una pratica del tutto illecita, che potrebbe configurare l’ipotesi di truffa, dal momento che viene addebitato al consumatore un bene (lo shopper) che egli non utilizza, e che dimostra come il provvedimento sia in realtà una tassa sul consumo. 

Purtroppo - sostiene Francesco Di Lieto del Codacons - i sacchetti si pagavano anche prima, solo che prima non venivano evidenziati i costi pagati dai consumatori ed erano ricompresi nel prezzo finale del prodotto, oggi, attraverso un provvedimento incredibile, si è deciso di scaricare, come al solito sui consumatori i costi dei sacchetti (con la scusa della tutela dell’ambiente) ma i prezzi non sono certo diminuiti. Critico inoltre il Codacons verso il Ministero della Salute che oggi ha detto “no” alla possibilità di riutilizzare i sacchetti per la spesa di frutta e verdura perché sussisterebbe un rischio di eventuali contaminazioni. “Si tratta di una assurdità clamorosa, se il consumatore porta il sacchetto pulito da casa non esiste alcun rischio di contaminazione, semmai è l’ortofrutta esposta in vendita che può contaminare le buste della spesa. Non si capisce poi perché un sacchetto riutilizzabile possa contaminare frutta e verdura e lo stesso discorso non valga per le scarpe, le borse, gli zaini, i cappotti, i guanti indossati dai cittadini che entrano in un supermercato”. L’associazione, infine, annuncia una istanza d’accesso al Mise per conoscere quali aziende producono bio-shopper in Italia, quali sono i loro profitti e l’entità delle tasse pagate nel nostro paese, ed eventuali rapporti tra i vertici di tali società e membri del Governo e del Parlamento.