Dopo un mese dall'inizio della quarantena siamo prossimi ad avviarci alla cosiddetta "fase 2", in cui dovremo abituarci a "convivere" con il Coronavirus. Le indiscrezioni sul prossimo decreto dicono che partirà da maggio, nel frattempo però, sostengono i coordinamenti provinciali di Italia Viva di Catanzaro e Lamezia Terme, "occorre attuare con urgenza un piano strategico sanitario che tenga realmente conto di tutto il territorio provinciale per affrontare insieme il problema, al fine di redistribuire il carico di lavoro in modo più equo e consono allo sforzo umano messo in campo da tutti gli operatori sanitari".

Seguire il modello Veneto. "Alla luce di ciò, in Italia Viva abbiamo provveduto ad unire i nostri sforzi, andando oltre quelli che sono gli interessi delle singole città e affrontando la questione con gli altri coordinamenti di partito a livello provinciale". "Bisogna realizzare - affermano in una nota - un piano strategico per consentire alla provincia di Catanzaro di affrontare, nel migliore dei modi possibili, i tempi difficili che dovremmo vivere nel medio-lungo periodo nella battaglia contro il virus. Piuttosto che ricommettere gli errori effettuati in Lombardia che tanti morti hanno causato (e che purtroppo ancora stanno causando), siamo dell’idea che dovremmo prendere ad esempio il modello Veneto, sia per lo screening di massa delle persone contagiate, sia per la diffusione capillare sul territorio delle strutture capaci di curare i pazienti affetti da Coronavirus".

Tre punti per scongiurare una crisi sanitaria. "Pertanto - concludono - un piano strategico sanitario provinciale per far fronte alla Fase 2 e a possibili nuovi contagi deve essere fondato su 3 punti: fornire tutte le strutture ospedaliere delle adeguate attrezzature di sicurezza anti-contagio per tutti gli operatori sanitari; potenziare e trasformare in Centro Covid, oltre agli attuali ospedali Pugliese-Ciaccio e Mater Domini di Catanzaro, anche l’ospedale 'Giovanni Paolo II' di Lamezia Terme, al fine di non sovraccaricare ulteriormente gli stessi ospedali catanzaresi; creare un centro Covid ad hoc per anziani (over 70-80), per riuscire a far fronte anche ad eventuali emergenze come quella verificatasi nella RSA di Chiaravalle".