Vibo, il "campo largo" nasce morto: implode il centrosinistra
Fallisce il progetto unitario costruito contro il presidente della Provincia: consiglieri di M5S, Azione e Italia Viva accettano incarichi dalla maggioranza. Il PD resta isolato e grida al tradimento
Quello che doveva essere il laboratorio politico dell'alternativa si è trasformato, nel giro di poche settimane, nel teatro di un’implosione senza precedenti. Il progetto del "campo largo" vibonese — che era riuscito nell'impresa di mettere insieme sotto un’unica lista PD, Movimento 5 Stelle, +Europa, Azione, Italia Viva e Sinistra Italiana — è ufficialmente naufragato. A decretarne la fine è stata la mossa strategica del presidente della Provincia, Corrado L'Andolina, che ha letteralmente "spacchettato" l'opposizione assegnando deleghe pesanti proprio a quegli eletti che avrebbero dovuto contrastarlo.
Il ribaltone: Domenico Console vicepresidente
Il colpo di grazia all'alleanza è arrivato con la nomina del nuovo vicepresidente: l'incarico è andato a Domenico Console, esponente dei "Democratici e Riformisti" di area alecciana. Una scelta che sposta l'asse dell'ente e sancisce l'ingresso nell'area di governo di forze politiche di centrosinistra che, solo pochi giorni fa, si professavano alternative al centrodestra di L'Andolina.
Deleghe a pioggia: incarichi anche al M5S
Non si è trattato di un caso isolato, ma di una manovra a tappeto che ha coinvolto quasi tutte le sigle del fronte progressista: Carmine Mangiardi, eletto in quota Azione, ha accettato la delega alla viabilità e al dissesto idrogeologico. Maria Angela Calzone, espressione di +Europa, seguirà l’edilizia scolastica e la digitalizzazione.
Nonostante le barricate ideologiche, anche i pentastellati portano a casa due incarichi. Per gli eletti del Movimento 5 Stelle, Angelita Ilenia Tulino ottiene gli affari generali e le politiche giovanili, mentre Vincenzo La Caria si occuperà di ambiente e trasporti.
PD nel caos e tensioni nel Movimento
Il risultato è un quadro politico surreale. Il Partito Democratico, rimasto a mani vuote, accusa ora gli ex alleati di aver disatteso i patti pre-elettorali per una manciata di deleghe. Tensioni altissime anche all'interno del Movimento 5 Stelle: i vertici provinciali dei pentastellati si trovano a gestire la fronda degli eletti che hanno agito in totale autonomia, disattendendo le indicazioni del partito pur di sedere nella stanza dei bottoni accanto a L'Andolina. Il progetto unitario, nato tra grandi proclami e accese discussioni, finisce così in macerie, lasciando il centrosinistra vibonese diviso e privo di una strategia comune per il futuro del territorio.
