Pochi i sanitari in servizio per via dei pensionamenti. I turni massacranti potrebbero determinare una mancanza di lucidità cruciale in un settore così delicato

Scatta l'allarme nel reparto di Ginecologia dell'ospedale Jazzolino di Vibo Valentia. Il personale continua a scarseggiare. Si contano sempre meno medici in servizio. Chi lavora viene sottoposto a un stress psico-fisico non indifferente. La sala parto non è stata adeguata per come richiesto nel mese di gennaio. Da qui la necessità di "declinare le responsabilità civile, penale ed amministrativa "se per la carenza organizzativa, strutturale, tecnologica e di personale, nonché per la non ottemperanza delle norme vigenti sull’orario di lavoro e sui riposi, dovesse derivare qualsiasi danno alle pazienti e/o ai nascituri". Insomma, pochi medici e per di più stressati non possono garantire un servizio continuo e sicuro. Questo il succo della denuncia inviata ieri alla Procura della Repubblica, al prefetto, al sindaco della città e a tutte le autorità dell'Asp.

Il personale. "I dirigenti medici attualmente in forza presso la suddetta Unità Operativa - si specifica nella nota - sono dieci (10) cui si aggiunge il responsabile pro-tempore. Di questi uno risulta in congedo per malattia dalla fine di Dicembre 2016 e in attesa del collocamento a riposo per pensione dal 01 gennaio 2018; due sono titolari dei giorni di permesso mensile ai sensi dell’art.33 comma 3 della legge 104/92 e per tale motivo sono anche esentati dalla reperibilità e dai turni notturni; un’altra esonerata dal medico competente per motivi di salute dalle reperibilità e dai turni notturni; attualmente soltanto sei dirigenti medici effettuano la turnistica attiva 24/24 h con relative reperibilità notturne (doppia reperibilità notturna), ed uno di questi dirigenti medici è soltanto provvisoriamente spostato dal servizio Suem 118". Insomma, una situazione di emergenza per usare un eufemismo. "Il punto nascita del presidio ospedaliero di Vibo Valentia con meno di 1000 parti all’anno - aggiungono i gineologi - è da considerarsi un punto nascita di I livello. Ogni punto nascita, in quanto tale, ha le caratteristiche e le esigenze di un “Pronto Soccorso Ostetrico”, da cui derivano le necessità di un servizio assistenziale che garantisca la presenza 24 ore su 24, non solo di medici ostetrici-ginecologi, ma anche di pediatri-neonatologi, ostetriche, personale infermieristico, nonché di anestesisti".

Il rischio. "Tra le tante specialità medico-chirurgiche, l’ostetricia-ginecologia, in particolare la sala parto, è quella a più alto rischio di urgenze-emergenze, e se l’assistenza non viene garantita con tutti i criteri di qualità ed efficienza, rispettando gli standard strutturali e organizzativi che ogni punto nascita richiede (legge 109/88; Decreto Ministero della Sanità del 13.09.88 e riportato della G.U. del 24.9.88 n°125 all’art.3; Accordo Stato Regioni G.U. Serie Generale n°13 del 18 gennaio 2011), la gestante e/o il nascituro possono facilmente incorrere a rischi molto seri se non letali".

Il fabbisogno. "Il modulo minimo per poter garantire un’adeguata qualità assistenziale in un centro di I livello deve prevedere 12 unità di personale medico ostetrico-ginecologico, oltre il primario. Al punto nascita è sempre connesso il reparto degenza, con gli ambulatori divisionali, e le urgenze-emergenze spesso sono contemporanee, a volte nella loro drammaticità, con necessità di intervenire al più presto per salvare gestante e/o nascituro: anche perché gli organici per i reparti di degenza ostetrica e ginecologica andrebbero calcolati a parte. Il congedo ordinario dei dirigenti medici nel corso dell’anno, l’eventuale malattia, l’obbligatorietà dei corsi di aggiornamento ECM, i giorni di permesso mensile ai sensi dell’art.33 comma 3 della legge 104/92, portano ad una grave carenza del personale medico attivo in sala parto, in sala operatoria, in reparto, e nei vari ambulatori specialistici, con inevitabile ripercussione negativa sull’assistenza a vari livelli".

Il turn over bloccato. "Per il continuo depauperamento di personale medico (in quattro anni 4 dirigenti medici sono stati collocati a riposo per pensione, ed altri due previsti entro il 2018), per non creare vuoti di assistenza, i dirigenti medici dell’U.O. sono costretti ad effettuare un numero di reperibilità di molto superiore al numero previsto dal vigente CCNL e non possono ottemperare alle direttive europee sull’orario di lavoro e riposi (2003/88/CE), che dopo tanti anni anche in Italia dal 25 novembre 2015 doveva avere applicazione: l’impossibilità di svolgere il servizio lavorativo secondo le norme preposte, comporta inevitabilmente notevole stress psicofisico per gli operatori sanitari a discapito di una attenta e corretta assistenza alle pazienti, quando per la peculiarità delle patologie, il più delle volte a carattere di urgenza ed emergenza, si deve agire con lucidità e concentrazione".