Vibo, il "mercato" dei vaccini nella terra di nessuno e la "gloriosa rivoluzione"
Non avremmo mai voluto raccontare quello che abbiamo visto ieri dinanzi all'Asp di Vibo Valentia prima e nei locali dell'ospedale Jazzolino, subito dopo. Nel flagello della pandemia, mai avremmo pensato di dover correre dietro ai nostri vaccini. Quanto accaduto è di una gravità inaudita e, per quanto amplificata e amplificabile in una democrazia, forse non percepita nel suo insieme. Alle 15.30, nei pressi del centro vaccinazione dell'ospedale Jazzolino, c'era già l'autista di un'ambulanza, giunta dall'Asp di Reggio Calabria, pronto a prelevare le dosi rimaste in frigo al Vibonese per portarle in riva allo Stretto.
La ragione? "Quelle dosi andavano utilizzate tutte mentre il commissario dell'Asp, Maria Pompea Bernardi, ha ritenuto di doverne lasciare una parte per il richiamo che viene effettuato a cavallo tra il 21esimo e il 28esimo giorno. Sarebbe bastata magari una telefonata alla Regione o al Ministero della Salute per capire come regolarsi. Insomma, all'Asp di Vibo la parola-chiave continua ad essere improvvisazione: e le sostituzioni spesso non sortiscono gli effetti sperati. C'è un management che - da lustri - sistematicamente, vanifica il lavoro di professionisti, talvolta anche aggrediti ingiustamente, al di là degli errori commessi, provano a dare un senso e mantenere il diritto alla Salute sul territorio.
Per fortuna, questa volta bisogna dirlo ed assumere una posizione chiara, che ci sono stati tutti i sindaci del Vibonese, i parlamentari Riccardo Tucci e Giuseppe Mangialavori, i consiglieri regionali, i rappresentanti principali partiti. Nella drammaticità della situazione creatasi, dinanzi a un commissario uscito allo scoperto soltanto a tempo scaduto, quando decine di primi cittadini premevano all'ingresso di palazzo Ex Inam, la politica ha reagito, ha fatto capire che non è fatta (solo) di quaquaraquà. E lo ha fatto coralmente, mettendo per una volta da parte divisioni e strumentalizzazioni di sorta. D'altronde, quello che è accaduto e che -da quanto trapela -ha creato non pochi malumori anche tra gli addetti ai lavori in seno alla stessa Azienda sanitaria provinciale, è il segnale che probabilmente il commissariamento (a prescindere dagli attori che si susseguono di volta in volta, nominati dalla destra o dalla sinistra) alla guida del sanità territoriale non rappresenta la via migliore da seguire. Ma questa è un'altra storia, figlia di disagi, sprechi e corruzione. Ieri il territorio ha vinto una battaglia. Si è unito, ha lottato senza tentennamenti. Sarà stata pure una guerra tra poveri, ha ragione Giuseppe Falcomatà. Ma non devono essere sempre i soliti poveri a soccombere, ovvero, quelli governati dall'ultima Asp d'Italia. Tanto i vaccini Pantalone, cioè il contribuente, li aveva già pagati. Perchè sia chiaro che nessuno regala nulla ai cittadini. Specie in questa terra...maledetta!
