Un unico grande Comune per superare la frammentazione amministrativa, ottimizzare i costi e intercettare ingenti finanziamenti statali. È questa la proposta lanciata ufficialmente oggi dall'associazione "Progetto Valentia", che ha trasmesso a dieci sindaci del vibonese uno studio di fattibilità dettagliato sulla fusione amministrativa tra il capoluogo e i centri della cintura urbana.

Il progetto coinvolge, oltre a Vibo Valentia, i Comuni di Stefanaconi, San Gregorio d'Ippona, Sant'Onofrio, Jonadi, Cessaniti, Maierato, Briatico, Filandari e Pizzo. Un bacino complessivo di circa 61.500 abitanti che trasformerebbe l'area in un polo urbano di medie dimensioni, capace di pesare maggiormente nelle scelte strategiche regionali e nazionali.

I numeri della fusione: fondi e risparmi

Secondo l'analisi tecnica condotta dall'associazione, la fusione porterebbe vantaggi economici immediati e strutturali. La normativa vigente prevede per i Comuni fusi incentivi fino a 2 milioni di euro all'anno per un periodo di 15 anni. Lo studio stima una riduzione della spesa corrente tra il 7,5% e l'11%, grazie alla gestione integrata dei servizi, con un risparmio annuo calcolato tra 3,7 e 5,5 milioni di euro. La creazione di uffici unici per la progettazione, i fondi europei e la pianificazione territoriale permetterebbe di superare le difficoltà tecniche che oggi bloccano i piccoli Comuni.

Il commento del presidente Cortese

«Riteniamo che una scelta di tale portata possa essere affrontata solo attraverso un confronto istituzionale diretto, trasparente e informato», ha spiegato il presidente dell'Associazione Valentia, Nicola Cortese. L'obiettivo dichiarato non è imporre una decisione dall'alto, ma fornire una base tecnica solida per avviare un dibattito pubblico.

«Abbiamo chiesto ai dieci sindaci la disponibilità a un incontro istituzionale – ha aggiunto Cortese – per illustrare personalmente lo studio, approfondire i contenuti e ascoltare il punto di vista delle singole amministrazioni locali».

Verso un nuovo assetto territoriale

Il documento trasmesso ai Comuni rappresenta il primo passo di un percorso che, se accolto, porterebbe al superamento di un assetto amministrativo oggi messo a dura prova da carenze di personale e difficoltà finanziarie. Resta ora da capire come accoglieranno la sfida i sindaci coinvolti, chiamati a bilanciare la difesa dell'identità locale con le prospettive di sviluppo economico e i vantaggi di una gestione centralizzata.