"Quando si parla dell’Ospedale di Vibo Valentia, sembra di parlare di un grande gioco dell’oca, in cui troppo spesso succede di dover ripartire da zero. Stando a quello che evidenziano le indagini, se dovesse essere tutto confermato, ancora una volta a causa dell’incapacità della politica e all’incompetenza amministrativa, oltre che allo spregio della legalità, un'opera importante come quelle dell'ospedale di Vibo Valentia rischia di diventare un’ennesima incompiuta. Quando si tratta di salute, non è possibile far finta di nulla. E’ una dura lezione che gli italiani stanno imparando sulla propria pelle proprio per la fragilità del sistema sanitario che è andato in crisi nel periodo dell’emergenza. Ed è una lezione che ai Calabresi, in particolare, è costata molto, visto da qualche mese il caso Calabria è sulle prime pagine di tutti i giornali per le note e triste vicende". Lo scrive in una nota la segreteria provinciale della Uil di Vibo Valentia.

"Sicuramente la magistratura deve seguire il suo percorso -si chiarisce - dovrà approfondire le responsabilità e dare seguito a condanne severe che siano da esempio per il futuro. Ma occorre fare qualcosa subito, rimettersi in carreggiata, e per questo come Uil rivolgeremo un appello al Prefetto Francesco Zito ed al Commissario alla Sanità Guido Longo, che da ex prefetto di Vibo ha seguito in modo egregio il tavolo permanente su questa importante opera, affinché il territorio vibonese sia tra le assolute priorità. D’altra parte, anche recentemente, in una sua intervista il Commissario ricordava come l'ospedale di Vibo fosse un suo pallino. Auspichiamo, quindi, che si possa organizzare un incontro per fare il punto della situazione e per capire come meglio superare gli scogli e quindi procedere con la costruzione dell'Ospedale e la sua fruibilità in tempi brevi".

"Abbiamo assistito come anche nelle grandi regioni del nord, che sino a pochi mesi prima vantavano l'eccellenza della sanità nazionale, il Covid abbia messo in difficoltà -conclude la nota - le grandi strutture ospedaliere e la rete territoriale di assistenza sanitaria, mentre il Sud sia riuscito a cavarsela con pochi contagi. Oggi purtroppo si deve constatare che l’emergenza si è allargata e non ci ha risparmiato, facendoci diventare l’anello debole della catena, mentre il timore o la rinuncia a curarsi stanno divenendo pensiero sempre più comuni. Occorre un gesto di reazione e di orgoglio che deve partire dalle Istituzioni, coinvolgendo l’intera comunità, particolarmente provata in questo periodo della nostra vita, con l’emergenza Covid che forse ci ha ricordato come la salute sia il primo valore da tutelare e che la rassegnazione non è cosa che possiamo permetterci, soprattutto per i nostri figli".