Rinascita, la Cassazione accoglie il ricorso: Gianluca Callipo torna in libertà
Gianluca Callipo torna in libertà. Così ha deciso la sesta sezione della Corte di Cassazione che ha annullato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere accogliendo il ricorso presentato dai suoi avvocati. L'imprenditore vibonese ed ex sindaco di Pizzo era stato arrestato all'alba dello scorso 19 dicembre nell'ambito dell'operazione "Rinascita Scott" ha portato all'esecuzione di 334 misure cautelari e 416 iscrizioni nel registro degli indagati poi diventati quasi 500 a conclusione delle indagini preliminari. Callipo è difeso da un pool di avvocati formato da Armando Veneto, Francesco Gambardella, Roberto Franco e Vincenzo Trungadi che si sono rivolti ai giudici della Suprema corte per annullare la misura cautelare in carcere emessa dal gip distrettuale di Catanzaro. Nel corso della discussione dinnanzi alla sesta sezione della Corte di Cassazione il procuratore generale aveva chiesto l'annullamento con rinvio dell'ordinanza. I giudici hanno invece accolto le argomentazioni della difesa optando per la cancellazione dell'ordinanza di custodia cautelare e disponendo di conseguenza la scarcerazione immediata.
Le ipotesi accusatorie
L'ormai ex sindaco di Pizzo, dimessosi dalla carica qualche giorno dopo l'arresto, è accusato di concorso esterno e abuso d'ufficio aggravato dalle modalità mafiose. Secondo la Dda avrebbe contribuito, pur senza farne formalmente parte, al rafforzamento, alla conservazione e alla realizzazione degli scopi della Locale di ‘ndrangheta di San Gregorio (cosca Razionale-Gasparro) e della ‘ndrina di Pizzo. Per i magistrati, da imprenditore del settore alberghiero e da sindaco, avrebbe fornito “uno stabile contributo alla vita dell’associazione mafiosa”. Nella sua duplice veste, Callipo “in diretto contatto con i vertici dell’organizzazione criminale operante a Pizzo (in particolare la famiglia Mazzotta) e a San Gregorio d’Ippona (famiglia Razionale–Gasparro), si poneva quale riferimento per il sodalizio nella risoluzione di problematiche inerenti alla propria funzione di sindaco”. In tal modo, avrebbe promosso, “gli interessi dell’organizzazione e favorito anche nell’adozione o meno di specifici provvedimenti, personaggi intranei o vicini al sodalizio criminale, comunque garantendo, in caso di necessità, il suo appoggio all’organizzazione, omettendo i dovuti controlli sulle attività di interesse del sodalizio”.
La difesa
I suoi legali avevano già presentato una memoria scritta di circa 70 pagine con una serie di documenti a discolpa del loro assistito, recluso nel carcere di Cosenza da quasi sette mesi. Un dossier che attesterebbe l'assoluta estraneità alle accuse mosse dalla Dda nei confronti di Gianluca Callipo che in qualità di sindaco avrebbe agito nel più rigoroso rispetto della legge nell'interesse della collettività e non certamente - come sostiene il teorema accusatorio - per agevolare le 'ndrine presenti sul territorio napitino.
