"Calabria Ora": la Procura di Cosenza apre altro troncone dell'indagine. Dettagli e retroscena
Nuova inchiesta sui casi di altri giornalisti, sul rapporto perverso fra certa editoria e settori della politica regionale e sull'intera procedura fallimentare delle società di Citrigno
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di GIUSEPPE BAGLIVO
C'è più di un nuovo filone di inchiesta che interessa la testata "Calabria Ora", quotidiano non più in edicola, finita al centro di un'indagine che ha registrato ieri la richiesta di pena da parte della pubblica accusa (pm Maria Francesca Cerchiara) a 4 anni di reclusione nei confronti di Piero Citrigno, imputato del reato di violenza privata nel processo che mira a far luce sul suicidio del cronista cosentino Alessandro Bozzo.

La nuova inchiesta. Tutto parte dalle dichiarazioni, rese in aula nel processo per la morte di Alessandro Bozzo, dai giornalisti Pietro Comito (a Calabria Ora fino al febbraio del 2012, data del suo licenziamento, e attualmente in servizio nell'emittente vibonese "La C") e Francesco Graziadio, vicecaporedattore di "Calabria Ora" dal 2006 al 2010. I due erano stati ascoltati in aula nell'ottobre del 2015 ed avevano ben spiegato sia le forti ingerenze dell'editore Piero Citrigno sulla fattura del giornale e sia alcuni incontri avuti con lo stesso per rideterminare "al ribasso" le condizioni contrattuali nei confronti di tutti i giornalisti di Calabria Ora. Graziadio era stato chiaro nella sua deposizione in aula: "Citrigno interveniva per favorire gli amici o danneggiare i nemici del giornale, che cambiavano dal lunedì al martedì. Ciò dipendeva - aveva spiegato Graziadio - dalle firme alla Regione. A me Citrigno chiedeva di licenziare Bozzo una volta a settimana perché Alessandro non aveva accettato il sistema". Comito, dal canto suo, aveva invece spiegato in aula i passaggi societari che hanno riguardato Calabria Ora, con la modifica contrattuale subìta sia da lui che da tanti altri giornalisti. Nell'ultimo passaggio alla nuova società, il giornalista Comito ha poi rifiutato di sostituire un contratto a tempo indeterminato con uno determinato e questo ha di fatto portato al suo licenziamento.

Il troncone aperto dalla Procura di Cosenza in tal senso potrebbe quindi chiamare "in causa" anche tanti altri giornalisti di Calabria Ora a conoscenza delle vicende interne del giornale. E pare che più di un giornalista sia intenzionato a rendere nuove dichiarazioni agli inquirenti. Il procuratore Mario Spagnuolo è stato del resto chiaro sul punto, spiegando ieri che dalle testimonianze rese in aula dai giornalisti Pietro Comito, Antonio Murzio, Francesco Pirillo e Antonella Garofalo emergono più gravi fattispecie di reato rispetto alla violenza privata che viene contestata a Citrigno nel processo per la morte di Alessandro Bozzo. Si indaga infatti per il reato di tentata estorsione, ma non solo.

Il procuratore Mario Spagnuolo, il procuratore aggiunto Marisa Manzini ed il pm Maria Francesca Cerchiara stanno infatti indagando per portare alla luce un perverso sistema che si sarebbe instaurato nell'ultimo decennio fra certa editoria (nel caso di specie quella che ha visto per protagonista Piero Citrigno) e buona parte della classe politica regionale, sia di centrosinistra che centrodestra. Su tale filone investigativo vige il massimo riserbo da parte degli inquirenti, ma più di un esponente di spicco della politica calabrese (sia parlamentari che consiglieri ed assessori regionali) potrebbe ben presto finire sotto la "lente d'ingradimento" della Procura ed essere chiamato a spiegare tanti segreti sul loro rapporto con una parte dell'editoria. Con Calabria Ora e Piero Citrigno in primis.
Un filone investigativo che promette quindi nuovi e clamorosi sviluppi e che si lega a "doppio filo" anche all'intera procedura fallimentare che ha visto interessate ben tre società di Citrigno, tutte editirici di "Calabria Ora": la Cec, la "Paese Sera srl" e la C& C. Anche su questo l'attenzione della Procura è massima e nulla viene lasciato al caso.
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