Caro energia, la scuola alza il muro: «Mai più in Dad per tagliare le bollette»
La Rete nazionale attacca l'ipotesi dei sindacati di chiudere le aule a fine anno: «Inaccettabile sacrificare il diritto all'istruzione. Non siamo un settore sacrificabile del Paese»
La scuola torna al centro del mirino, ma questa volta non per un’emergenza sanitaria, bensì per quella economica. Nelle ultime ore è filtrata un’indiscrezione che ha riacceso immediatamente lo scontro: l'ipotesi, avanzata da alcune sigle sindacali, di ricorrere alla Didattica a Distanza (Dad) nell'ultimo mese dell'anno scolastico per contrastare l'impennata dei costi energetici. Una proposta che ha trovato la netta e immediata opposizione della Rete nazionale scuola in presenza.
Le associazioni e i comitati che compongono la Rete non usano mezzi termini: tornare allo schermo per risparmiare sul riscaldamento o sulla luce è una prospettiva definita «gravissima». Secondo gli organismi civici, l'esperienza degli anni passati ha già ampiamente dimostrato come la Dad non sia un'alternativa indolore, ma uno strumento che amplifica il disagio psicologico e relazionale, colpendo con ferocia soprattutto gli alunni più fragili e quelli con disabilità, compromettendo di fatto il diritto all'inclusione.
Nel comunicato diffuso dalla Rete emerge una critica serrata alla logica del risparmio selettivo. «Se l'obiettivo è ridurre i consumi energetici — si legge nella nota — risulta assurdo colpire ancora una volta la scuola, trattandola come il settore più sacrificabile». La provocazione lanciata ai sindacati e alla politica è chiara: se la priorità è il taglio delle bollette, allora si dovrebbe proporre con la stessa fermezza la chiusura di aziende, acciaierie e centri commerciali, realtà i cui consumi superano di gran lunga quelli degli istituti scolastici. «Ma nessuno — sottolineano — osa avanzare simili proposte per il comparto produttivo».
In un contesto internazionale segnato da conflitti e tensioni, la Rete ribadisce che la scuola non può essere una «variabile dipendente» delle crisi belliche o economiche. Al contrario, proprio nei momenti di incertezza, l'istruzione dovrebbe essere potenziata in quanto luogo unico di convivenza e cooperazione.
«Ridurre la scuola significa indebolire lo spazio in cui le nuove generazioni imparano a comprendere la complessità senza cedere alla logica dell'emergenza permanente», conclude il comunicato. La battaglia è aperta: la richiesta è che il governo intervenga con misure di sostegno che non passino, ancora una volta, per lo spegnimento delle luci nelle aule.
