La risonanza magnetica? Adesso la prenota il Tribunale
Finisce così la lunga attesa per una donna di 51 anni alla quale erano stato riscontrati dei noduli al fegato e per questo le era stata ordinata, dal medico curante, una risonanza magnetica addominale da eseguire al massimo entro 10 giorni.
Ma dal Cup le avevano fatto sapere che non c’erano posti liberi e la donna, che versa in condizioni economiche di estrema indigenza, non aveva potuto prendere in considerazione l’ipotesi di rivolgersi alle strutture private convenzionate con il Servizio sanitario nazionale, visto il costo dovuto all’utilizzo del mezzo di contrasto non compreso nell’esenzione.
Ecco, dunque, la mossa della disperazione. La donna si rivolge ad un avvocato, Angela Maria Bitonti, presidente dell’associazione per la Tutela e promozione dei diritti dell’uomo, che si è fatta carico del caso.
Il legale – riporta il quotidiano l’Avvenire - presenta un ricorso al tribunale di Matera. Che lo accoglie con carattere di urgenza e, senza neanche sentire la controparte, ordina all’Azienda ospedaliera di eseguire rapidamente la risonanza all’addome con mezzo di contrasto specifico per il fegato.
«Acclarato che nell’immediatezza venga in rilievo un rilevantissimo “periculum” – scrive nel provvedimento il giudice Angelo Franco - e, data l’urgenza dell’accertamento, è opportuno scongiurare che ritardi diagnostici possano comportare un’eventuale compromissione delle terapie». Il tribunale, insomma, ha considerato la rilevanza estrema del diritto costituzionale alla salute. «Questo decreto può aprire la strada ad altri provvedimenti simili», ha spiegato Angela Maria Bitonti.
L’esame è stato eseguito nelle scorse ore, con un ritardo di almeno un mese rispetto alla data ultima indicata dal medico di famiglia. «Ci auguriamo che l’esito dell’esame sia rassicurante – ha aggiunto l’avvocato Bitonti -. Se invece questo ritardo si dovesse rivelare peggiorativo per la salute di Rosa, allora faremo valere i nostri diritti. Comunque vada – ha concluso – questa storia è una sconfitta per la nostra sanità, perché vedersi riconoscere il diritto di accedere alle prestazioni mediche passando da un tribunale lascia tanto amaro in bocca».
