Le indagini chiuse quasi in tempo record dal Nucleo investigativo dei Carabinieri di Vibo, la richiesta di rinvio a giudizio formulata dalla Dda di Catanzaro e il decreto di fissazione dell'udienza preliminare emesso praticamente in tempo reale. Da qui in poi qualcosa si è inceppato e i presunti autori dell'attentato dinamitardo che il 9 aprile del 2018 costò la vita a Matteo Vinci e il ferimento del padre Francesco nelle campagne di Limbadi rischiano ora di tornare in libertà. Tutta colpa di un difetto di notifica che ha costretto il gup distrettuale di Catanzaro a rinviare l'udienza preliminare prevista per ieri, venerdì 7, al prossimo 21 giugno. Ora gli uffici competenti hanno tempo fino a martedì 11 per la notifica del verbale agli indagati altrimenti il processo subirà un altro rinvio e il 26 giugno al danno si aggiungerà la classica beffa per le vittime di questa storia: scadenza della custodia cautelare e imputati rimessi in libertà.

L'esposto al ministro della Giustizia. Contro questa evenienza l'avvocato Giuseppe De Pace, il legale della famiglia Vinci-Scarpulla, ha deciso di prendere carta e penna per scrivere al ministro della Giustizia facendo quindi seguito anche alla clamorosa protesta di Rosaria Scarpulla che dopo lo slittamento dell'udienza preliminare ha deciso di occupare simbolicamente la Stazione dei Carabinieri di Limbadi. In nome e per contro dei genitori di Matteo Vinci, l'avvocato De Pace ha ricostruito le ultime tappe del già tortuoso iter giudiziario che mira a fare luce sull'autobomba di Limbadi. "Per ragione allo stato sconosciute - ha scritto - la notifica all'imputata Lucia Di Grillo - è stata fatta il 4 giugno quando doveva compiersi entro il 28 maggio, ovvero almeno dieci giorni prima dell'udienza. Per l'effetto il Gup, come suo obbligo, ha disposto il rinvio dell'udienza al 21 giugno del 2019. Se la notifica del verbale non verrà effettuata entro il giorno 11.06.2019 (Ministro fra 3 giorni!) il processo subirà un altro rinvio,e per conseguenza, gli imputati,il 26 giugno, termine di scadenza della custodia cautelare, verranno rimessi in libertà". Un rischio che sta letteralmente terrorizzando i coniugi Vinci-Scarpulla che temono "il dissolvimento del processo e l'ombra della loro morte che si avvicina".
L'avvocato De Pace chiede dunque al ministro di attivarsi per "rimuovere - scrive il legale - i 'freni' azionati da mani colluse con la cosca mafiosa e annidate presso uffici 'strategici'. Che sia accertato il motivo per il quale il medico del carcere dove è detenuto l’imputato Di Grillo Domenico ha stabilito l’impossibilità dello stesso a partecipare al processo in videoconferenza. Qui si gioca la faccia e la reputazione, sua e della Repubblica".

L'appello della Napoli. Sincera solidarietà alla signora Scarpulla è stata espressa anche da Angela Napoli, già componente della Commissione antimafia. "Mi domando - si è chiesta l'ex parlamentare - come si possa sopportare la mancanza di giustizia per una morte così cruenta quale quella del proprio figlio Matteo, a causa di inefficienze (forse volute, aggiungo io!) da parte di coloro che sono preposti ad applicare la giustizia, che guarda caso, appaiono di "tutela" nei confronti degli attuali indagati, tutti appartenenti alle famiglie Mancuso. Da umile cittadina di questo territorio, faccio appello al ministro della Giustizia affinchè mandi una visita ispettiva per accertare le motivazioni e le inefficienze di coloro che stanno tentando di far naufragare la verità e la giustizia su una morte così violenta di una vittima innocente".

LEGGI ANCHE | Autobomba a Limbadi, la protesta di Rosaria Scarpulla: "vogliono sabotare questo processo"