C'è agitazione all'interno del Partito Democratico vibonese. A manifestarla pubblicamente, scrivendo al segretario del partito Nicola Zingaretti e al commissario regionale Stefano Graziano, sono stati i consiglieri provinciali Antonio Carchedi, Gregorio Profiti e Maria Condello. Oggetto della lettera l’incontro fra alcuni dirigenti del partito e il presidente della Provincia di Vibo Salvatore Solano, con i consiglieri che segnalano "tutto il nostro disappunto per la totale mancanza di garbo istituzionale di una classe dirigente che, ancora una volta, dimostra di rinunciare a interpretare i bisogni di cambiamento gestionali".

Incontro senza il gruppo consiliare. L’incontro, si legge nella lettera, è avvenuto "ignorando l’esistenza di un gruppo consiliare attivo protagonista della dialettica politico-amministrativa, che soprattutto, nel ruolo di minoranza e nella dimensione bipartisan, agisce nel massimo della collegialità, sostenendo le migliori idee ed i migliori progetti". "Da circa due anni, come gruppo consiliare provinciale Pd, abbiamo sempre cercato di essere propositivi e severi ove necessario - continuano i consiglieri - consapevoli delle enormi difficoltà che l’Ente Provincia vive ormai da tempo, e che ora finalmente si appresta a superare con l’uscita dal default economico-finanziario. Risultato ottenuto anche grazie al nostro fattivo contributo politico istituzionale".

Vecchio modo di fare politica. Carchedi, Profiti e Condello sono consapevoli che il fatto sembra "un mero caso di etichetta", poco attinente con i problemi del territorio. "Ma dietro il formalismo di singoli episodi - evidenziano - riemerge prepotente una vecchia logica che reitera un metodo purtroppo andato in auge per molto tempo, desertificando gli spazi democratici più autentici rinverditi solo dall’entusiasmo, dalla capacità e dalla gratuità dei più responsabili e, che va in contrasto con la Sua visione di partito e con le scelte coraggiosamente portate avanti nell’ultima competizione regionale".

Gruppi ristretti autoreferenziali. "Se l’idea è quella di ritornare all’egemonia di gruppi ristretti autoreferenziali, alla ricerca di visibilità personale e di ruoli in vista dei congressi provinciali e regionali - attaccano i consiglieri provinciali - vuol dire che ci stiamo sempre di più allontanando dalle nuove generazioni e, inevitabilmente, stiamo consegnando la nostra amata nazione a una destra retriva, isolazionista e deleteria per il futuro. Il nostro territorio non può continuare a sopportare una tale gestione politica, altrimenti si imbocca la direzione opposta rispetto alla linea tracciata dalla Sua segreteria, rallentandone così il processo di rinnovamento della classe dirigente".

"Aprire un serio dibattito". Il disappunto dei consiglieri, si legge ancora nella lettera indirizzata a Zingaretti e Graziano, va nella direzione "di scongiurare l’ennesima involuzione del partito, spesso terreno di incomprensibili lotte fratricide che puntualmente provocano delusione e disimpegno nella base". La "strumentalizzazione" della manifestazione del 24 settembre del ministro per il Sud della Coesione territoriale, Giuseppe Provenzano, "svilisce nella sostanza quella che è l’importanza che tale iniziativa assume nel prospettare una idea condivisa di sviluppo. Condivisione che non può avvenire solo a parole o per propaganda. Crediamo che sia giunto il momento di aprire un dibattito serio sul ruolo sostanziale delle federazioni, sulla loro capacità di interpretare le istanze di coloro che credono ancora nell’impegno politico, ma che sono relegati in una specie di limbo che neutralizza tante energie positive". "Crediamo - concludono Carchedi, Profiti e Condello - che le federazioni debbano garantire trasparenza ed equilibrio, interpretando la linea di rigenerazione finora portata avanti dal partito nazionale, dove i veri temi di discussione sono quelli che riguardano l’emancipazione dei cittadini, a partire da quelli contenuti in Agenda 2030".