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La gestione del rinnovo della concessione e della possibile delocalizzazione della Meridionale Petroli finisce al centro di un duro intervento politico. A firmarlo è Lorenzo Lombardo, che parla senza mezzi termini di una situazione dai “tratti grotteschi”, aggravata – sostiene – da comunicazioni contraddittorie e poco trasparenti da parte dell’amministrazione comunale.

Nel mirino, in particolare, le recenti conferenze stampa definite “trionfalistiche” e le risposte fornite in Consiglio comunale, giudicate evasive e burocratiche. “Non aiutano a fare chiarezza”, afferma Lombardo, che prova a riportare il dibattito su un piano più concreto.

Pur ribadendo una posizione netta – ovvero la contrarietà alla permanenza di attività ad alto rischio in aree urbanizzate – Lombardo sottolinea come il tema della delocalizzazione debba essere affrontato con realismo e precisione. “È auspicabile, ma va chiarito cosa significhi davvero”, spiega, mettendo in evidenza le complessità tecniche ed economiche dell’operazione.

Uno dei punti contestati riguarda la narrazione sull’azienda. Secondo Lombardo, è fuorviante parlare di una presenza settantennale dominante sul territorio: “Il gruppo attuale opera da circa dieci anni, dopo l’acquisizione degli asset nel 2016. I numeri non sono opinioni”.

Critiche anche all’idea di chiedere all’azienda un “atto d’amore” verso la città. “Si tratta di un’impresa, non di un ente benefico”, osserva, evidenziando come un eventuale trasferimento comporterebbe investimenti rilevanti, difficilmente sostenibili senza un chiaro ritorno economico.

Dubbi vengono sollevati anche sul tema delle ZES. “Dal 2024 esiste la ZES unica regionale, quindi non è un vantaggio esclusivo dell’area industriale di Porto Salvo”, precisa.

Altro nodo è quello dell’atto di sottomissione ex art. 35 del Codice della Navigazione, che consente la prosecuzione dell’attività per quattro anni. Per Lombardo non si tratta di una vittoria politica, ma di un passaggio tecnico necessario per evitare lo stop delle attività in attesa del rinnovo della concessione. “Resta da capire cosa accadrà dopo: rinnovo pieno o ridotto?”, si chiede.

Particolarmente critico il passaggio sulle presunte manifestazioni di interesse da parte di soggetti terzi. Lombardo parla di “società dai dati imbarazzanti” e di proposte prive di basi concrete, accusando l’amministrazione di aver alimentato illusioni nei cittadini. “Annunci senza un piano economico credibile non bastano”, afferma.

Da qui una domanda centrale: se esistono davvero investitori interessati a realizzare nuovi impianti, perché non seguire percorsi ordinari attraverso Regione ed enti competenti, invece di tentare il subentro in una concessione esistente?

Lombardo evidenzia inoltre le lacune istituzionali, citando un protocollo d’intesa mai sottoscritto e ritenuto incompleto, in quanto privo del coinvolgimento dei ministeri chiave per un impianto di tale natura.

La proposta è quella di abbandonare la contrapposizione e aprire un confronto concreto. “Serve un tavolo vero, non propaganda”, sostiene, indicando come priorità la tutela dei lavoratori, le risposte alla comunità e soprattutto la gestione della futura bonifica dell’area.

Infine, l’appello al sindaco: “Serve chiarezza su ciò che è realmente possibile fare”. Tra le richieste, anche l’aggiornamento del Piano di Emergenza Esterno, fermo al 2021.

Il messaggio conclusivo è netto: “Non possiamo permetterci gli errori del passato. Il tempo degli slogan è finito”.