Resta alta la percentuale di cittadini costretta a curarsi fuori regione. Lenta la gestione delle urgenze sul territorio. Torna a crescere la spesa farmaceutica. 

I commissari cambiano, i problemi restano. E conti continuano a non tornare. Non si intravede ancora la luce in fondo al tunnel. Al contrario, i numeri nella sanità calabrese mettono a nudo tutte le pecche  e chiariscono quanto sia compromessa la risalita di un sistema da anni al collasso.

Sacrifici inutili. La cartina di tornasole è costituita dai dati forniti  dal verbale dell’ultimo tavolo Adduce (ex Massicci). Numeri inquietanti dai quali emerge come a nulla siano servite le decurtazioni indiscriminate dei posti-letto, la chiusura e la riconversione degli ospedali, il blocco del turnover,  la tassazione al massimo imposta alla popolazione. In barba alle calcolatrici di tutti i ragionieri scaccia-fantasmi  susseguitisi negli  ultimi anni, il buco nella sanità è infatti destinato ad aumentare.  Di conseguenza, l’uscita dal piano di rientro si preannuncia decisamente lontana. E l’inversione di marcia resta una sorta di utopia.

Bilanci in rosso. Al di là dei facili proclami, il disavanzo rimane pari 65,6 milioni nel conto consuntivo 2014 e  pare destinato a crescere fino a raggiungere i 70 milioni nel 2015.  Le cattive notizie non finiscono qua: l’Asp di Vibo e l’ospedale Pugliese di Catanzaro non sono riuscite ad approvare neppure bilancio 2013.  Cattive notizie per Vibo e Reggio anche in tema di pagamenti. Dai tecnici ministeriali arriva anche una strigliata alla Regione per la scarsa collaborazione esistente tra il dipartimento e i commissari.

Capitolo urgenze. Nel mirino del tavolo "Adduce", inoltre, i ritardi registrati nella riorganizzazione dell’emergenza territoriale e il modus operandi in tema di gestione delle urgenze. E’ impensabile che trascorrano 26 minuti dalla chiamata per vedere arrivare i mezzi di soccorso. Rebus sic stantibus, non bisogna meravigliarsi che resti alta la percentuale dei cittadini costretti ad emigrare fuori regione per curarsi: un calabrese su cinque viene ricoverato nei nosocomi che si trovano al di là del Pollino o dello Stretto.

La spesa. Unica nota positiva, si fa per dire, è legata al taglio dei costi con una spesa di dodici milioni in meno e un taglio di quasi 400 unità nel secondo trimestre del 2014. Il tutto mentre torna a crescere la spesa farmaceutica, vera  e propria palla al piede dei passati decenni. (t.f.)