Un video shock e inaccettabile. È il coro di voci che si levano sul video del detenuto torturato da agenti della polizia penitenziaria nel carcere di Reggio Emilia.

Il pestaggio è avvenuto in un corridoio del carcere emiliano ed ora il pm della procura locale, Maria Rita Pantani, ha chiesto il rinvio a giudizio per dieci agenti accusati, a vario titolo, di tortura, lesioni e falso. L’udienza preliminare è stata fissata per il 14 marzo davanti alla Gup Silvia Guareschi.

È l'Ansa a pubblicare le terribili immagini di quanto avvenuto, riprese da una telecamera di videosorveglianza interna nel carcere di Reggio Emilia. Qualcosa di "brutale, feroce e assolutamente sproporzionato rispetto al comportamento del detenuto", aveva scritto il Gip Luca Ramponi che a luglio ha emesso un'ordinanza di interdizione dal servizio per gli indagati.

Il malcapitato è un 40enne di origini tunisine. Il pestaggio è durato circa 10 minuti ed è avvenuto in due fasi, circa sette nel corridoio e poi sulla porta della cella, dopo che il detenuto era stato sanzionato con l’isolamento per aver violato il regolamento.

Nel video si vede l'uomo, incappucciato, costretto a pancia a terra con uno sgambetto, quindi preso a pugni sul volto e sul petto. A quel punto, calpestato e trattenuto per braccia e gambe dagli agenti della polizia penitenziaria che lo trascinano verso la sua cella. Poco prima di spingerlo dentro, il detenuto viene anche spogliato dai poliziotti.

Stando a quanto ricostruito dall’agenzia di stampa, il detenuto rimasto per oltre un’ora in cella senza ricevere assistenza medica nonostante le richieste d’aiuto. A quel punto avrebbe rotto il lavandino della cella con l'obiettivo di attirare l’attenzione, cominciando a ferirsi coi cocci. Il filmato in questione, di fatti, si conclude con un’immagine forte: del sangue scorre lungo il corridoio del penitenziario.

Oggi a prendere posizione il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi che sottolinea: "Fermo restando che tutto deve essere accertato nelle sedi competenti, e quindi dare giudizi molto netti preventivamente è sempre qualcosa che deve avere un certo riguardo, è ovvio che non sono cose accettabili. Ogni volta che una persona è ristretta, sotto la vigilanza di organi dello Stato, deve essere assicurata la dignità della persona in modo duplice rispetto alle normali condizioni".