pentito collaboratore di giustizia
pentito collaboratore di giustizia

Un terremoto giudiziario scuote il consiglio comunale di Cologno Monzese e lambisce la politica locale. Rosalia Brasacchio, avvocata e consigliera comunale eletta nella lista civica a sostegno dell’ex sindaco leghista Angelo Rocchi, è finita ufficialmente nel mirino della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Milano. L'accusa, pesantissima, è di concorso in cessione di sostanze stupefacenti, reato che sarebbe stato commesso nell'ambito della vasta rete criminale già emersa con la maxi inchiesta "Hydra".

Nella mattinata di giovedì, i Carabinieri del Nucleo Investigativo hanno fatto irruzione nell’abitazione della quarantaduenne, dove convive con il compagno Giancarlo Vestiti, attualmente ai domiciliari. Durante l'operazione, i militari hanno sequestrato il cellulare e diversi supporti informatici della consigliera: l'obiettivo degli inquirenti è trovare conferme digitali e messaggistiche alle rivelazioni fornite dai collaboratori di giustizia. A far scattare l'indagine sono state le dichiarazioni di Gioacchino Amico, figura centrale dell'inchiesta Hydra e vicino al clan Senese. Amico ha descritto ai magistrati dell'Antimafia, Alessandra Cerreti e Francesco Ferracane, un sistema collaudato per il traffico di hashish destinato al mercato siciliano.

Rosalia Brasacchio

Secondo il verbale del pentito, la consigliera Brasacchio — indicata come "Lia" — avrebbe avuto un ruolo logistico fondamentale: avrebbe messo a disposizione un garage a Cologno Monzese per depositare lo stupefacente trasportato da Giuseppe Sorce (recentemente condannato a 13 anni). La droga, una volta scaricata nel box, veniva poi spedita verso Palermo tramite corrieri che utilizzavano linee di bus a lunga percorrenza partendo da Milano Lampugnano.

Per i pubblici ministeri, le parole di Amico tracciano un quadro di "seri indizi di reità" a carico della Brasacchio, che si sarebbe trovata a operare fianco a fianco con soggetti legati a contesti di criminalità organizzata di stampo mafioso. L'inchiesta mira a verificare se la professionista fosse consapevole della natura delle operazioni o se il suo coinvolgimento sia stato funzionale alla gestione degli affari del compagno Vestiti.

Mentre la difesa dell'avvocata, affidata al legale Mario Marino, si prepara a rispondere alle contestazioni, la vicenda apre un caso politico di vaste proporzioni a Cologno, dove la consigliera ha ricoperto ruoli di responsabilità amministrativa. Al centro del processo rimane la figura di Giuseppe Sorce, già noto per le minacce velate rivolte in aula alla magistratura, a conferma della pericolosità del sodalizio criminale smantellato all'ombra della Madonnina.