'Ndrangheta e narcotraffico, scarcerato fratello del boss vibonese (NOME)
Cade la gravità indiziaria basata sul termine "fratello": accolta l'istanza dell'avvocato Sandro D'Agostino per il presunto finanziatore del clan
Svolta significativa nell’ambito dell’operazione "Acquarium". Il Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Catanzaro, la Dott.ssa Gilda Danila Romano, ha disposto l’immediata scarcerazione di Giovanni Maiolo. Con l'ordinanza depositata in data 31 marzo 2026, il Giudice ha accolto l'istanza presentata dal difensore, l'Avv. Sandro D'Agostino, revocando la misura della custodia cautelare in carcere precedentemente applicata.
Giovanni Maiolo era finito in manette con la pesante accusa di essere un finanziatore dell'associazione dedita al traffico di stupefacenti, organizzazione che gli inquirenti ritengono capeggiata dal fratello, Angelo Maiolo. In particolare, gli veniva contestato il compito di aver recuperato la somma di 14.900 euro, provento della vendita di droga.
Il pilastro dell’accusa si fondava quasi esclusivamente sull’interpretazione di alcune intercettazioni: gli inquirenti avevano attribuito a Giovanni Maiolo le condotte criminose partendo dall'uso ricorrente del termine "fratello" all'interno delle conversazioni captate.
Durante l'interrogatorio di garanzia, l'indagato ha fermamente respinto ogni addebito, negando il coinvolgimento nelle attività dei familiari, l'uso di telefoni criptati e il mai avvenuto recupero di somme di denaro per conto del fratello Angelo.
L’avvocato D’Agostino ha presentato una ricostruzione alternativa del materiale indiziario, dimostrando come il termine "fratello" venisse utilizzato da Angelo Maiolo in modo generico e indistinto per riferirsi a più soggetti. La difesa ha inoltre evidenziato come gli inquirenti avessero applicato il nickname "fratello" a un'utenza telefonica il cui utilizzatore era, in realtà, rimasto ignoto.
Nelle motivazioni del provvedimento, il GiP Romano ha rilevato che sebbene le condotte potessero indicare un supporto ad Angelo Maiolo, non vi è "concreta certezza" che le stesse siano riconducibili proprio a Giovanni. Oltre all'appellativo di "fratello", mancano elementi specifici e individualizzanti certi contro l’indagato, a differenza di quanto emerso per altri fratelli del presunto boss.
La gravità indiziaria inizialmente riconosciuta deve ritenersi, allo stato attuale, "sensibilmente alterata". Per questi motivi, nonostante il parere contrario del Pubblico Ministero, il Tribunale ha ordinato la remissione in libertà di Giovanni Maiolo, a meno che non sia detenuto per altra causa.
