Il Comune di Stefanaconi è descritto come un territorio con una forte presenza criminale, segnato da cosche di ‘ndrangheta capaci di infiltrarsi nella pubblica amministrazione. La relazione del ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, secondo quanto riposta "Gazzetta del Sud", che ha portato al commissariamento del Comune, evidenzia come l’ente "sia stato colpito da atti intimidatori tra il 1994 e il 2002 e sia stato sciolto per mafia due volte, nel 1992 e nel 2023". La gestione del Comune sotto l'ex sindaco Salvatore Solano è al centro della relazione, che rimarca ingerenze "dei clan nell’amministrazione".
Si fa, inoltre, "riferimento a una "mala gestio della cosa pubblica" e a una palese assenza di legalità nell'azione amministrativa", in particolare nei rapporti tra Solano e due imprenditori parenti ritenuti affiliati alla locale cosca di Piscopio. Uno di questi, Giuseppe D’Amico, è stato condannato in primo grado a 30 anni nell'ambito dell’inchiesta “Petrolmafie”, anche per associazione mafiosa. La relazione conclude che l’amministrazione comunale "è stata fortemente condizionata dagli interessi della criminalità organizzata, giustificando così la richiesta di commissariamento".