Bergamo è sotto shock per il tragico omicidio di Roberto Guerrisi, operaio 42enne originario di Gioia Tauro, ucciso a colpi di pistola a Pontirolo Nuovo il 28 dicembre. La pistola, una calibro 22, è stata rinvenuta grazie all'intervento del cane Cooper dell'unità cinofila dei carabinieri. L'arma era nascosta in una cabina elettrica dietro il capanno della famiglia Bonfiglio, parenti del presunto assassino, Rocco Modaffari, 58 anni, fermato con l'accusa di omicidio volontario.

Nel corso dell’interrogatorio di convalida tenutosi questa mattina, Modaffari ha ammesso di aver sparato, dichiarando però di averlo fatto per paura. L’interrogatorio, durato circa un’ora e mezza, è stato condotto alla presenza dell’avvocato difensore Emanuele Occhipinti, del foro di Ragusa, che ha uno studio anche a Milano. Il legale ha dichiarato che il suo assistito ha «chiarito tutto», ma il gip di Bergamo, Stefano Storto, si è riservato la decisione sulla convalida del fermo e sulla misura cautelare.

Secondo le indagini, Guerrisi si era recato presso l'azienda della famiglia Modaffari, la Db Car, per chiedere spiegazioni dopo che la figlia ventenne aveva denunciato il fidanzato Luigi Bonfiglio per maltrattamenti. La giovane, tornata a casa con il volto tumefatto, aveva raccontato di essere stata picchiata e insultata. La visita mattutina di Guerrisi si era conclusa con un diverbio. Nel pomeriggio, l'uomo è tornato accompagnato da alcuni parenti, ma la lite è degenerata. Le telecamere di videosorveglianza hanno ripreso Modaffari sparare attraverso il cancello della ditta, colpendo Guerrisi al volto. Ferito mortalmente, l’uomo si è trascinato per venti metri prima di accasciarsi vicino a una pensilina degli autobus, dove i soccorritori hanno constatato il decesso.

La comunità di Boltiere, dove Guerrisi viveva con la moglie e le tre figlie, è sgomenta. Operaio alla Dalmine Tenaris da 20 anni, Guerrisi è ricordato come un uomo dedito alla famiglia e al lavoro. «Era un padre amorevole, sempre pacato e disponibile», raccontano amici e colleghi. Anche Gioia Tauro, città d’origine della famiglia, si stringe nel dolore. «Roberto era un uomo buono, sempre pronto ad aiutare gli altri», dicono i residenti, incapaci di accettare una tragedia tanto assurda.