Ancora una volta un’articolata indagine nel nord Italia mette in luce i collegamenti criminali con la ‘ndrangheta, questa volta impegnata a controllare il settore dello smaltimento illecito degli inerti edili. È quanto emerso da un’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano e svolta dai Forestali di Milano e di Lodi, che ha portato all’arresto di due imprenditori.

Questi avevano creato un sistema per smaltire illecitamente migliaia di tonnellate di rifiuti provenienti dai cantieri edili. Gianarnalo Bonilauri, settantaduenne titolare della cava di Zibido San Giacono, avrebbe permesso il deposito illegale di quelli che sono a tutti gli effetti dei rifiuti da smaltire, facendoli passare come materiali privi di rischi. Gli scarti, recuperati dai cantieri sparsi in più zone, venivano “intercettati” da Giuseppe Molluso, quarantaduenne originario di Platì e noto con il soprannome di “Gesù”. Si tratta del figlio del boss Giosofatto, settantunenne condannato a 9 anni e 3 mesi a seguito della maxi inchiesta “Infinito-Crimine” ed attualmente detenuto. Un sistema semplice e redditizio quello messo in piedi, che negli ultimi sei mesi ha avuto un giro d’affari da 350 mila euro: gli scarti venivano prelevati dai cantieri con costi decisamente inferiori, in quanto classificati semplicemente come cemento. Il recuperabile veniva rimescolato per ottenere un miscelato – di scarsa qualità e potenzialmente pericoloso – da reimmettere nel mercato in altri cantieri, mentre le macerie venivano conferite illecitamente nella cava. Rinvenute, durante le perquisizioni, un vero e proprio libro mastro dove sono stati segnati tutti i conferimenti illeciti sin dai primi anni duemila.

I due imprenditori sono ora accusati di traffico illecito di rifiuti e di associazione mafiosa. Dopo le formalità di rito, i due sono stati posti ai domiciliari.