Rinascita-Scott, chiesti secoli e secoli di carcere
Durante una lunga giornata passata in attesa delle richieste di condanna lette dal procuratore della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri, è stato sciorinato un elenco estremamente lungo, scandito nel silenzio dell'aula bunker. Alla fine, si è contata una serie di richieste di carcere che avrebbero potuto sommare qualche millennio, considerando il numero di indagati coinvolti.
Nel corso dell'udienza, spicca la richiesta di una condanna a 20 anni per Pietro Giamborino, ex consigliere regionale considerato dalla Dda di Catanzaro un membro a pieno titolo del clan di Piscopio. Inoltre, sono state richieste 30 anni di pena per i boss Domenico e Pasquale Bonavota, con quest'ultimo catturato poche settimane fa a Genova dopo essere stato latitante. Anche l'ex sindaco di Pizzo, Gianluca Callipo, è stato oggetto di una pesante richiesta di condanna a 18 anni di carcere. Trent'anni sono stati richiesti anche per il presunto boss di Vibo Valentia, Paolino Lo Bianco. Infine, Michele Marinaro, il presunto "007" infedele, è stato destinatario di una richiesta di pena di 17 anni per il suo presunto coinvolgimento nella fuga di notizie volte a rintracciare il contenuto dei primi verbali del pentito Andrea Mantella, per il quale è stata invocata una pena di 6 anni e 9 mesi.
Quando Gratteri inizia a parlare sono le 18:15 e sottolinea che pochi avevano creduto in questo processo a causa del gran numero di imputati e della giovane età del collegio:"C'è stato un certo scetticismo riguardo alla celebrazione di questo processo, ma si è svolto con serenità. Se ci sono stati momenti di tensione, è normale, fa parte del processo.
Dopo due anni e mezzo di dibattimento, il maxi processo Rinascita Scott raggiunge una svolta fondamentale. Oggi termina la requisitoria durata circa tre settimane, presentata dai sostituti procuratori della Dda di Catanzaro, Annamaria Frustaci, Antonio De Bernardo e Andrea Mancuso, nei confronti di 337 imputati accusati in vario modo di associazione mafiosa, concorso esterno in associazione mafiosa, estorsione, usura, riciclaggio, detenzione illegale di armi ed esplosivi, ricettazione, traffico di influenze illecite, trasferimento fraudolento di valori, rivelazione e utilizzo di segreto d'ufficio, abuso d'ufficio aggravato e traffico di droga. Si tratta di oltre 400 capi di imputazione, ai quali dovranno rispondere non solo i capi e la manovalanza delle cosche di 'ndrangheta del Vibonese, ma anche professionisti, politici ed imprenditori accusati di aver favorito le 'ndrine.
