Riceviamo e pubblichiamo la lettera del dottor Domenico La Bella in merito all'articolo pubblicato poco fa sulla lite avvenuta all'ospedale di Vibo Valentia. Lo stesso ha voluto rendere pubblica la sua versione dei fatti in merito allo "scontro" con un medico del nosocomio, la dottoressa Marianna Rodolico.

Salve, sono il dott. Domenico La Bella, coordinatore del Pronto Soccorso di Vibo Valentia e segretario Nursind Vibo Valentia.

In merito all'articolo pubblicato sulla vostra testata giornalistica, che riprende quello della Gazzetta del Sud dal titolo "SOS Pronto Soccorso", dove viene denunciata una presunta aggressione da parte mia nei confronti di un medico, chiarisco che il sottoscritto non ha aggredito nessuno. Non risultano lesioni; c’è stato un diverbio un po' acceso da entrambe le parti, scaturito dal fatto che il medico interessato durante la mattina ha più volte offeso il personale in servizio con parole forti, oltre a screditare la mia persona nei corridoi, cosa confermata davanti al Direttore Sanitario e al Direttore del Pronto Soccorso, creando un clima di preoccupazione tra il personale.

Inoltre, essendo responsabile dell'assistenza, chiedevo lumi su come mai, nelle giornate del 13-14-15 agosto, lo stesso medico non avesse mostrato la stessa determinazione nel ricoverare pazienti come invece accaduto quel giorno, ricoverandone soltanto 2, nonostante ci fossero 6 posti letto disponibili e 7 ricoveri (a suo dire) da fare. In presenza dei responsabili citati, ha risposto che si trattava di pazienti gestibili e che li avrebbe dimessi il giorno successivo. Pertanto, il principio medico di ricovero basato sulle criticità è stato soppresso dal principio del "ricovero chi dico io in base alle mie preferenze". Durante questo breve lasso di tempo, il medico ha minacciato il sottoscritto di denuncia legale e penale, dicendomi che avrebbe mandato i suoi amici di Vibo a "rompermi le gambe" e a non farmi più mettere piede a Vibo e nel Pronto Soccorso, aggiungendo che il mio titolo di infermiere non vale nulla e che potrei buttarlo nella spazzatura, screditando così non solo me ma un'intera categoria professionale.

Riguardo all'articolo, preciso che non c'è stata alcuna insubordinazione, poiché le disposizioni per il personale infermieristico e OSS vengono impartite dal Direttore e dal Coordinatore, ruoli che lei non ricopre, a differenza del sottoscritto. Su questo punto, la giornalista avrebbe dovuto prestare maggiore attenzione, forse per una svista o per aver dato poco peso a un’espressione del medico.

Il sottoscritto non è mai intervenuto sindacalmente in merito ai ricoveri in medicina d'urgenza, anche perché è un atto medico e, come tale, il medico se ne assume la responsabilità. Il sindacato è intervenuto esclusivamente per creare le condizioni ottimali per la Medicina d'Urgenza, come dimostrano i due bandi emanati per OSS e infermieri, a seguito di un accordo in Prefettura con il Generale Antonio Battistini.

Il sottoscritto ha sempre mantenuto un comportamento educato e professionalmente corretto, come riconosciuto da tutti attraverso attestati di stima, per aver sempre lottato per il diritto di tutti i malati ad essere trattati allo stesso modo, come accaduto anche in questo caso.

Nessuna incolumità è stata a rischio, poiché dopo il breve diverbio mi sono recato nella stanza del Primario, dove, insieme al Direttore Sanitario del presidio, abbiamo convenuto che i pazienti devono essere assistiti nel miglior modo possibile e non semplicemente "buttati" nelle stanze, poiché il paziente ha diritto a un’assistenza fisica e psicologica h24, non solo per un paio di ore, e deve essere messo in sicurezza. La gente, sui social e di persona, ci rimprovera proprio questo, e noi continuiamo a perseguire la strada corretta, rifiutando di considerare il paziente come un pacco, un termine molto amato dal medico Marianna Roldolico.

Infine, è vero che il medico in questione ha subito più aggressioni da parte dell’utenza, come lui stesso dichiara, ma qualcuno si è chiesto il perché? Potrebbe essere che mirino sempre a lei, o forse c’è qualcosa nella comunicazione che non funziona?

Il fatto che mi minacci di farmi prendere a calci e pugni dai suoi amici di Vibo la dice lunga. Giusto per chiarire: quanto affermato nei miei confronti si chiama diffamazione.