Il Tribunale del Riesame di Reggio Calabria ha revocato gli arresti domiciliari nei confronti di Sebastiano Strangio, 50 anni, di San Luca, coinvolto nell’inchiesta “Millenium” della Dda reggina. L’uomo era accusato di voto di scambio politico-mafioso per aver favorito una candidata alle elezioni regionali del 2020.

Accogliendo l’appello presentato dagli avvocati Sandro Furfaro e Vincenzo Nobile, il collegio – presieduto da Petrone con i giudici Amato e Santagati – ha stabilito che “non si rinviene alcuna prova dell’utilizzo del metodo mafioso” nei fatti contestati.

Secondo la difesa, nel comune di San Luca la candidata avrebbe ottenuto solo 36 voti, un numero esiguo, e la quasi totalità dei familiari di Strangio non avrebbe partecipato al voto. A ciò si aggiunge l’assenza di precedenti penali per reati di mafia.

Il Riesame ha inoltre escluso la gravità indiziaria in ordine all’ipotizzata partecipazione di Strangio alla cosca Strangio-Janchi, riqualificando il reato in semplice corruzione elettorale, per il quale non sono previste misure cautelari, trattandosi di un reato punito con pena massima inferiore ai tre anni.