Processo "Purgatorio", le motivazioni che "riabilitano" l'Etoile di Vibo: "Quel bar non è dei Mancuso"
E' stato inaugurato nel giorno di Natale del 2010 ma è stato chiuso quattro volte su disposizione della Prefettura di Vibo. Da qualche settimana è nuovamente riaperto. E' il bar Etoile di piazza San Leoluca, al centro di una vicenda giudiziaria ed amministrativa alquanto controversa con tanto di ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato. A fare chiarezza e a mettere un punto fermo nell'intricata querelle ci pensa ora il Tribunale di Vibo Valentia che nelle scorse settimane ha depositato le motivazioni del processo "Purgatorio". Tra le 42 pagine firmate dai giudici del Tribunale collegiale presieduto da Alberto Filardo c'è un paragrafo, il numero 17, che si concentra proprio sul bar Etoile indicato dagli inquirenti come riconducibile a Francesco Mancuso, alias "Tabacco".
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"Quel bar non è dei Mancuso". E' questo in estrema sintesi ciò che giudici mettono nero su bianco. Tutto nasce da una conversazione intercettata tra due degli imputati: l'avvocato Antonio Galati e l'ex vice capo della Squadra Mobile di Vibo Emanuele Rodonò. I due parlano della presenza dei "piscopisani" all'interno dell'Etoile e delle presunte richieste estorsive degli stessi. Secondo l'ipotesi accusatoria, la titolarità dell'esercizio commerciale sarebbe fittizia e maschererebbe interessi patrimoniali di Francesco Mancuso, detto "Ciccio Tabacco", e l'attenzione di Galati è finalizzata all'avvio di indagini sui "piscopisani", storici rivali dei Mancuso. "La prospettazione è frutto - scrivono i giudici nel paragrafo in questione - di una deduzione logica priva di riscontri esterni posto che non sussistono elementi concreti per evidenziare l'interesse di Mancuso Francesco al bar Etoile che, dalla documentazione depositata, risulta gestito da Comito Costantino, persona incensurata, e non da Comito Gaetano Fortunato, soggetto vicino a Mancuso Francesco".
La sentenza. I motivi della sentenza emessa il 27 febbraio scorso sono stati depositati qualche settimana fa. In quarantadue pagine i giudici spiegano perché gli ex vertici della squadra mobile di Vibo Maurizio Lento ed Emanuele Rodonò sono stati assolti dall'accusa più pesante, concorso esterno in associazione mafiosa. Il solo Rodonò è stato condannato ad un anno per rivelazione di segreto d'ufficio. A quattro anni e otto mesi di reclusione è stato invece condannato Antonio Galati. Secondo il pubblico ministero, l’avvocato Galati “usufruendo dei suoi contatti istituzionali, li avrebbe usati per dirottare le indagini sugli avversari della frangia facente capo a Luni 'Vetrinetta' Mancuso”.
