"Smarriti e addolorati" si definiscono i fedeli che questa mattina hanno appreso delle dimissioni di don Salvatore Santaguida. L’atto era arrivato al vescovo già all’indomani della sentenza di primo grado legata alla vicenda giudiziaria che lo vede protagonista insieme all’ex maresciallo dei carabinieri Sebastiano Cannizzaro e denominata “Romanzo criminale”.

Ma dallo scorso 14 febbraio non l’avevano più visto in chiesa e soltanto quest’oggi, il vicario generale don Nunzio Maccarone ha di fatto ufficializzato la notizia ai fedeli nel corso della messa. Da quest’oggi infatti la chiesa Risurrezione di Gesù è provvisoriamente affidata a don Giuseppe Fiorillo e a don Mimmo Sorbilli. “Sicuramente due bravi sacerdoti - hanno espresso visibilmente commossi alcuni fedeli - ma noi vogliamo il nostro Pastore. Don Salvatore ha tracciato un percorso evangelico ed umano che non è giusto che si interrompa così. Le sue dimissioni si abbattono come una scure sulle nostre vite: è il nostro punto di riferimento, abbiamo ancora tanto bisogno di lui”. Da quanto emerso dalle parole del vicario, il sacerdote ha intrapreso questa strada per proteggere la chiesa e anche il vescovo che, com’è noto, è stato suo compagno di seminario. Un modo per salvaguardare l’istituzione ecclesiastica da vili attacchi. Ma i cittadini di Pizzo ed in particolare i parrocchiani di don Salvatore, non ci stanno ed ora vogliono che il vescovo, monsignor Attilio Nostro, rigetti le dimissioni e lo lasci alla guida della comunità che ha fondato: “Siamo convinti che farà chiarezza sulla sua posizione. Intanto la stima e l'affetto che nutriamo per lui non verranno certamente scalfiti e continueremo a pregare affinché Dio stia accanto al suo ministro”. Dal canto suo, don Salvatore continua ad essere sereno: lo era in tribunale quando il giudice ha letto il decreto e continua ad esserlo adesso, perché oltre alla consapevolezza di essere innocente, attinge anche dalla pace spirituale, guidato dalla fede.