Un imprenditore “al servizio delle cosche di ndrangheta”. E’ il ritratto fornito da Antonio Guastalegname di Gianfranco Ferrante, imputato nel processo “Rinascita Scott” e al centro delle rivelazioni del nuovo pentito di mafia.

“So che è un soggetto – ha detto Guastalegname – molto vicino a Luigi Mancuso. Questo l’ho appreso da Nicola e Carmelo Barba. In un’occasione Ferrante mi ha prestato del denaro per fronteggiare un debito nei confronti di Raffaele Lentini. In quel caso mi furono rilasciati degli assegni tratti dal conto dell’attività del Cin Cin Bar e sottoscritto dal cognato del Ferrante, Esposito Tonino. A fronte di questo io rilasciai delle fatture dell’importo di circa 30 milioni di lire intestati alla società Pulivenere di Defina Adriana, formale beneficiaria degli assegni”. E pare non sia stato un fatto isolato. In poche parole, Ferrante, sempre secondo il collaboratore di giustizia, avrebbe fornito liquidità agli ‘ndranghestisti nel cambio degli assegni. Sarebbe stato, insomma, il cassiere dei clan Mancuso e anche "dei Lo Bianco. Mimmo Caprina, infatti, mi disse di trattare bene Ferrante perché era una persona vicina a loro”. Dichiarazioni che adesso vanno riscontate, ma che se risultassero corrispondenti alla verità consegnano uno spaccato inquietante di come la ndrangheta si sia insidiata nella società vibonese.

https://www.zoom24.it/2022/04/29/ndrangheta-pentito-nel-vibonese-e-coinvolto-in-rinascita/