"Cimitero degli orrori" a Tropea: l'inchiesta si allarga (NOMI)
C’è ancora un troncone dell’inchiesta sul cosiddetto “Cimitero degli orrori” di Tropea coperto da segreto investigativo, che potrebbe riservare ulteriori e clamorosi sviluppi. Lo si evince dalle motivazioni della sentenza con cui il Tribunale di Vibo Valentia, presieduto dal giudice Claudia Caputo, ha condannato Francesco Trecate, ex custode del cimitero, a 5 anni di reclusione, e il figlio Salvatore a 3 anni e 6 mesi, ritenendoli “al di là di ogni ragionevole dubbio” responsabili di violazioni di sepolcri, estumulazioni illecite e distruzione di cadaveri con il fuoco, al fine di liberare loculi dietro pagamento per nuove tumulazioni.
Secondo quanto riportato nella sentenza, il Tribunale ipotizza una fuga di notizie sull’inchiesta. In particolare, viene valorizzato il racconto di Francesco Trecate e della moglie Antonia Godano, secondo cui l’allora sindaco di Tropea, Giovanni Macrì, avrebbe avvertito il custode dell’esistenza di un’indagine in corso e dell’imminente arresto del figlio. Macrì, che aveva promosso Trecate a caposquadra comunale e custode cimiteriale, viene citato anche in relazione alla sepoltura di un suo parente nel loculo precedentemente occupato dalla bisnonna, Clotilde Del Vecchio, senza la documentazione prevista dal regolamento di polizia mortuaria.
La vicenda è stata inoltre al centro della relazione di scioglimento per infiltrazioni mafiose del Comune di Tropea, confermata dal Tar del Lazio, che ha evidenziato come il custode abbia destinato loculi a defunti appartenenti alla locale cosca e agli stessi amministratori, incluso il sindaco.
