Scacco al narcotraffico in Calabria: tre condanne (NOMI)
Dichiarati inammissibili i ricorsi degli imputati. I giudici: «Metodi altamente professionali e quantità ingenti»
Cala il sipario giudiziario su uno dei capitoli più scottanti dell'inchiesta che, tra il 2023 e il 2025, ha svelato l'esistenza di una vera e propria roccaforte del narcotraffico gestita in sinergia tra manovalanza locale e sodali di nazionalità cinese. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza numero 11412 del 2026, ha messo la parola fine alle speranze della difesa, dichiarando inammissibili i ricorsi presentati da Carmine De Luca, Jinjin Zhang e Chunxing Ji.
I tre erano stati condannati dalla Corte d’Appello di Catanzaro per la detenzione e coltivazione di sostanze stupefacenti, con l’aggravante specifica dell’ingente quantità. Una decisione che i giudici di legittimità hanno definito «congrua e ampiamente motivata», rigettando punto per punto le contestazioni difensive che miravano a ridimensionare le responsabilità degli imputati.
Secondo quanto si legge nel provvedimento della Suprema Corte, il coinvolgimento dei tre nelle piantagioni di marijuana non lascia spazio a dubbi. Gli ermellini hanno evidenziato come l’attività criminale non fosse occasionale, ma avvenisse secondo «modalità altamente professionali». Un’organizzazione capace di gestire flussi enormi di stupefacente, come dimostrato dai sequestri record effettuati nel corso delle indagini coordinate dalla Dda di Catanzaro.
I giudici hanno inoltre confermato la sussistenza dell'aggravante dell'ingente quantità, spiegando che la valutazione dei giudici di merito non è stata affatto arbitraria, ma aderente alla realtà dei fatti: quintali di droga pronti a inondare non solo il mercato locale, ma anche quello estero. Per i ricorrenti, oltre alla conferma della pena, è scattata anche la sanzione economica: 3.000 euro ciascuno da versare alla Cassa delle Ammende, oltre al pagamento delle spese processuali.
L’indagine, che ha visto il coordinamento del procuratore facente funzioni Vincenzo Capomolla e il lavoro sul campo della Squadra Mobile di Cosenza insieme ai Commissariati di Castrovillari e Corigliano Rossano, ha scoperchiato un sistema complesso. Tutto ebbe inizio nel luglio 2023, con il blitz in un capannone nella zona industriale di Santa Sofia d’Epiro, dove furono rinvenuti i primi 241 chili di marijuana.
Successivamente, il rinvenimento di una "centrale" di stoccaggio a Castrovillari, dove furono sequestrati altri 300 chili di droga, ha confermato la pericolosità del gruppo. Quella droga, lavorata tra le montagne del Pollino e le piane della Sibaritide, rappresentava uno dei canali di approvvigionamento più redditizi per il narcotraffico internazionale, ora definitivamente stroncato dal verdetto della Cassazione.
