Rinascita Scott, pioggia di scarcerazioni a Vibo (NOMI)
Annullati gli ordini di carcerazione per nove imputati del rito abbreviato: la Cassazione cancella l'aggravante mafiosa e sospende l'esecutività delle pene
Un’onda d’urto giudiziaria scuote il troncone abbreviato del maxiprocesso Rinascita Scott. Nove imputati, molti dei quali considerati elementi di spicco della criminalità organizzata vibonese, hanno lasciato il carcere tornando in libertà. Il provvedimento scaturisce da un orientamento della Corte di Cassazione che ha dichiarato la non esecutività delle condanne emesse in appello il 30 ottobre 2023.
Al centro della vicenda vi è l'annullamento senza rinvio, operato dalla Suprema Corte nel maggio 2025, dell'aggravante prevista dall'art. 416 bis comma 6 c.p., relativa al finanziamento delle attività economiche con i proventi delittuosi. La Cassazione ha rimesso gli atti alla Corte d'Appello di Catanzaro esclusivamente per la rideterminazione del trattamento sanzionatorio.
Secondo il principio di diritto sancito dalle Sezioni Unite, se il giudice di legittimità rinvia al merito per una valutazione discrezionale della pena, la sentenza — pur definitiva sull'accertamento della responsabilità — non è esecutiva. Tale interpretazione è stata confermata da un recente incidente di esecuzione riguardante Domenico Cracolici, il cui annullamento dell'ordine di carcerazione ha fatto da apripista legale per gli altri ricorrenti.
La Terza Sezione Penale della Corte d'Appello ha accolto le istanze difensive annullando i provvedimenti di esecuzione emessi dalla Procura Generale. Tra i principali beneficiari:
- Francesco Antonio Pardea: 39 anni, ritenuto al vertice dell'omonima 'ndrina dei "Ranisi" di Vibo Valentia, era detenuto in regime di 41 bis;
- Francesco Gallone: 42 anni, di Nicotera, la cui scarcerazione è stata disposta direttamente dalla Procura Generale dopo l'annullamento dell'aggravante;
- Domenico Macrì: detto "Mommo", 41 anni, anch'egli ristretto al carcere duro come esponente di rilievo dei clan vibonesi;
- Salvatore Morgese e Giovanni D'Andrea: entrambi vibonesi, le cui difese hanno ottenuto l'inefficacia dell'ordine di carcerazione;
- Michele Dominello e Sergio Gentile: coinvolti rispettivamente nelle dinamiche associative e nel clan Lo Bianco-Barba;
- Filippo Di Miceli e Michele Pugliese Carchedi: le cui condanne in appello superavano i 14 anni di reclusione.
I magistrati hanno sottolineato che, finché permane un margine di discrezionalità sulla pena, non è possibile procedere all'esecuzione neppure per la "quota minima" del reato associativo. Riguardo alle richieste di misure alternative, come l'obbligo di dimora, la Corte ha dichiarato la propria incompetenza funzionale in questa fase di esecuzione. Tutti gli imputati attenderanno ora a piede libero la nuova quantificazione delle pene da parte dei giudici di merito.
