'Ndrangheta: Vibo Marina crocevia di traffici e tensioni nel racconto del pentito (NOMI)
Vibo Marina, crocevia di traffici e tensioni, è diventata il terreno di conquista di un clan emergente: i Piscopisani. Decisi a scalzare i Mancuso, storica potenza criminale del territorio, hanno dato il via a una guerra silenziosa e brutale, fatta di estorsioni, intimidazioni e sangue. È quanto emerge dal processo “Rimpiazzo”, giunto fino in Cassazione, dove la Suprema Corte ha confermato condanne pesanti e certificato l’esistenza del gruppo criminale guidato da Rosario Battaglia, condannato a 28 anni di carcere.
La prima sezione penale ha ritenuto solida la ricostruzione dell’ascesa dei Piscopisani, fondata su due pilastri: traffico di droga ed estorsioni. Proprio queste ultime sono state utilizzate come strumento per minare l’egemonia dei Mancuso nella frazione costiera di Vibo Valentia.
Secondo gli inquirenti, il piano era chiaro: sostituirsi ai Mancuso nel controllo economico di Vibo Marina, imponendo il pizzo agli operatori locali. Le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Raffaele Moscato, un tempo vicino al clan di Piscopio, sono ritenute attendibili dalla Cassazione. Moscato ha raccontato come il gruppo puntasse a gestire tutte le attività economiche della zona, scalzando i rivali.
Tra i condannati anche Pantaleone Mancuso, detto “Scarpuni”, ritenuto il referente della fazione opposta, legata ai Tripodi. Secondo Moscato, erano proprio i Tripodi – sostenuti dai Mancuso – a detenere il controllo delle estorsioni a Vibo Marina, fino all’esplosione di una faida sanguinaria durata anni. A “Scarpuni” è stata inflitta una pena definitiva di 8 anni, con la Cassazione che ha rigettato i ricorsi. Tra i capi d’accusa, anche una estorsione ai danni di una nota attività commerciale all’ingresso della frazione marina.
