Il neo-pentito era stato condannato anche in Appello. Per la Corte Suprema però le intercettazioni inutilizzabili e il processo è da rifare in un'altra sezione

Annullamento con rinvio alla Corte d'Appello di Napoli e nuovo processo. Così ha deciso la quinta sezione penale della Corte di Cassazione in ordine al procedimento penale nei confronti del pentito Andrea Mantella, condannato dal Tribunale di Salerno a 8 mesi di reclusione per via delle minacce all'allora procuratore di Vibo Valentia Mario Spagnuolo.

Mantella

Le minacce. Si tratta di una vicenda giudiziaria che affonda le radici a sei anni fa e, più precisamente, al 6 marzo del 2010. Allora Mario Spagnuolo era il capo della Procura di Vibo (oggi ricopre lo stesso incarico a Cosenza) mentre Andrea Mantella era il boss emergente, capo degli "scissionisti" e già in aperto contrasto con i Lo Bianco di Vibo ed i Mancuso di Limbadi. Su un muro di un edificio di via Forgiari, pieno centro cittadino, comparve una scritta con minacce esplicite nei confronti del magistrato: “Spagnuolo, vatteno o muori”. Un episodio che si verificava poche ore dopo il sequestro di quattro milioni di euro operato dalla Guardia di finanza nei confronti di Mantella. Per questo era accusato dai giudici del tribunale di Salerno di essere il mandante della minaccia di morte nei confronti dell'allora procuratore di Vibo. Della vicenda aveva pure parlano il pentito cosentino Samuele Lovato che con Mantella aveva condiviso un periodo di detenzione nella clinica cosentina di Donnici. Il 18 dicembre del 2013, al termine del processo con rito abbreviato, era stato quindi condannato ad otto mesi di reclusione. Verdetto confermato anche dalla Corte d'Appello di Salerno il 10 dicembre del 2015.

Intercettazione inutilizzabile. Tra le prove che hanno portato alla condanna di Andrea Mantella c'è anche un'intercettazione ambientale registrata nell'abitazione di un soggetto indagato nell'ambito di un altro procedimento penale. Nel corso della conversazione, il padrone di casa, Pelle, riferiva ad un'altra persona che Mantella per vendicarsi del sequestro dei beni subito aveva fatto scrivere sui muri di Vibo delle frasi intimidatorie nei confronti di Spagnuolo. Per la Cassazione, però, si tratta di un'intercettazione ambientale non è utilizzabile nell'ambito di questo processo. Accolto quindi il ricordo presentato da Andrea Mantella che si era rivolto, tramite i suoi legali, alla Suprema Corte ancor prima che di “saltare il fosso” e diventare collaboratore di giustizia. Sarà lui stesso, quindi, a svelare gli eventuali retroscena di quell'episodio ai giudici della Corte d'Appello di Napoli nel nuovo processo che si terrà nei prossimi mesi. E' verosimile, infatti, che tra le centinaia di pagine che costituiscono i verbali con le dichiarazioni rese da Mantella ai magistrati della Direzione distrettuale di Catanzaro fin dallo scorso 4 maggio si faccia riferimento anche a questo episodio.