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«Quello che accadde a Seveso divenne un punto di svolta nella coscienza italiana ed europea per la cultura della sicurezza e della prevenzione». Parte da questo richiamo la presa di posizione di Italia Nostra, sezione di Vibo Valentia, che interviene sul Piano di emergenza esterna (P.E.E.) relativo allo stabilimento della Meridionale Petroli di Vibo Marina, predisposto dalla Prefettura e sottoposto alla fase delle osservazioni.

L'associazione ambientalista ha trasmesso il 27 giugno scorso le proprie valutazioni al Prefetto di Vibo Valentia, Anna Aurora Colosimo, contestando diversi aspetti del documento.

«Sono state rilevate nel P.E.E. gravissime lacune, incompletezze, approssimazioni e superficialità – sostiene Italia Nostra – con un'impostazione improntata alla reticenza, come se la finalità pubblica fosse quella di minimizzare il rischio anziché fare sorgere piena e realistica consapevolezza nella popolazione».

Secondo l'associazione, il documento avrebbe ridimensionato alcuni elementi fondamentali nella valutazione dello scenario di rischio. «Ai fini del calcolo delle distanze di danno – si legge nella nota – tutto è stato ridimensionato».

Italia Nostra evidenzia, in particolare, che lo stabilimento sarebbe stato rappresentato in maniera non completa: «La Meridionale Petroli è apparsa come un mero stabilimento con solo due serbatoi di benzina, quando invece ve ne sono altri tre di gasolio, cinque di additivi e uno di biodiesel».

Contestata anche la descrizione dell'area circostante. «La zona è apparsa come a bassa densità abitativa – afferma l'associazione – quando invece rientrerebbe fra le aree ad altissima concentrazione di persone».

Nel mirino anche gli scenari incidentali presi in considerazione dal piano. «L'evento incidentale analizzato è stato solo quello dell'incendio – sostiene Italia Nostra – e non sono stati presi in considerazione l'esplosione e la nube tossica».

L'associazione richiama inoltre la presenza, nelle vicinanze, dello stabilimento Eni, anch'esso classificato a rischio di incidente rilevante. «La vicinanza all'Eni poneva l'obbligo di predisporre un P.E.E. unitario, il cosiddetto Piano di emergenza di area, e non piani distinti per singolo stabilimento».

Secondo le osservazioni presentate, anche le distanze delle aree di danno indicate nel piano sarebbero inferiori rispetto a quelle ritenute corrette dall'associazione. Italia Nostra sostiene infatti che «non sarebbero 24 metri per l'area ad elevata letalità, ma almeno 210 metri oppure fino a 370 metri», così come sarebbero maggiori le altre fasce di rischio.

Un altro punto sollevato riguarda le dotazioni antincendio dello stabilimento. «Tredici dipendenti della Meridionale Petroli sono istruiti al massimo livello e addetti all'emergenza incendio, ma i dispositivi di protezione individuale disponibili sarebbero limitati a due tute di avvicinamento al fuoco, tre tute complete antifiamma, tre autorespiratori e altri dispositivi in numero analogo».

Per Italia Nostra si tratta di una situazione che richiede un intervento immediato. «Il contenuto completo delle osservazioni – comunica l'associazione – sarà disponibile sulla pagina Facebook della sezione di Vibo Valentia».

La richiesta rivolta al Prefetto è precisa: «Revocare o ritirare del tutto il P.E.E. 2026, sostituire i componenti del gruppo di lavoro e predisporre il P.E.E. di area, recependo tutti i rilievi formulati».

L'obiettivo indicato dall'associazione è «la tutela effettiva, in caso di incidente rilevante, della vita, della salute umana, delle cose e dell'ambiente nella frazione marina della città».