Diffamazione contro il sindaco: il Gip dispone l’imputazione coatta (NOME)
Il Tribunale accoglie le ragioni del primo cittadino La Polizia delinea un profilo di "spiccata pericolosità sociale" per l'indagato. «La critica politica non può diventare persecuzione»

Il confine tra il diritto di critica e l’offesa gratuita segna oggi un punto di svolta legale a Gioia Tauro. Il Tribunale penale di Palmi ha disposto l’imputazione coatta nei confronti di Rocco Sciarrone, indagato per diffamazione aggravata ai danni del sindaco Simona Scarcella. Una decisione che ribalta le prospettive iniziali e mette sotto la lente d’ingrandimento una condotta definita "denigratoria e persecutoria".
Secondo il Giudice per le Indagini Preliminari, le affermazioni di Sciarrone avrebbero ampiamente travalicato i limiti del confronto democratico. L’ordinanza parla chiaro: non si è trattato di legittimo dissenso politico, ma di attacchi volti a colpire la dignità personale e istituzionale del primo cittadino.
Un ruolo chiave nel fascicolo è stato giocato dalla relazione della Polizia di Stato. Il Primo Dirigente del Commissariato di Gioia Tauro ha tratteggiato un profilo dello Sciarrone inquietante, definendolo un soggetto dalla "perseveranza criminosa e spiccata pericolosità sociale". Un quadro definito "raccapricciante" dalla stessa Scarcella, caratterizzato da un reiterato disprezzo verso le istituzioni.
«È una decisione importante – ha dichiarato il sindaco Scarcella – che nasce dalle denunce presentate per tutelare non solo la mia persona, ma il ruolo che ricopro. La critica politica è il sale della democrazia, ma non può mai trasformarsi in offesa o denigrazione. Questa ordinanza segna un punto fermo: il confronto si fonda sul rispetto, non sull'aggressione».
A gravare sulla posizione di Sciarrone vi è anche un recente retroscena giudiziario. L'uomo, che l'anno scorso aveva denunciato una presunta aggressione da parte dei congiunti dell'assessore Guerrisi, è stato costretto proprio in questi giorni a ritirare la querela. Un passo indietro che, secondo l'amministrazione, conferma l'infondatezza di quelle accuse, inserendole in un più ampio disegno di delegittimazione contro la giunta.
Con l’imputazione coatta, la vicenda si sposta ora definitivamente nelle aule di giustizia, dove Sciarrone dovrà rispondere delle accuse di diffamazione aggravata in un processo che promette di fare giurisprudenza sui limiti del linguaggio politico locale.
