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Davanti all’ingresso dell’ospedale San Giovanni di Dio di Crotone gli infermieri hanno manifestato per denunciare la grave carenza di personale e l’incertezza sul futuro dei lavoratori precari. L’iniziativa è stata promossa dal sindacato Nursind, che ha proclamato lo stato di agitazione del personale sanitario dell’ASP di Crotone e richiesto l’attivazione di un tentativo di conciliazione presso la Prefettura.

Secondo quanto evidenziato durante la protesta, il pronto soccorso dell’ospedale registra circa 45.000 accessi all’anno, numeri paragonabili a quelli di intere aziende sanitarie del nord Italia, ma con un organico fortemente ridotto. «Abbiamo solo 27 infermieri e 13 operatori socio-sanitari, di cui 10 infermieri e 3 OSS a tempo determinato», spiegano gli operatori. «Se questi contratti non verranno rinnovati, resteremmo con appena 17 infermieri e 10 OSS, senza nemmeno i contingenti minimi per garantire il servizio».

La preoccupazione del personale riguarda anche la riorganizzazione sanitaria con l’avvio di Azienda Zero, che rischia di lasciare senza prospettive i lavoratori precari. «Non chiediamo solo il rinnovo dei contratti in scadenza, ma anche l’arrivo di nuove risorse, soprattutto per garantire assistenza alla popolazione», affermano.

Gli infermieri denunciano condizioni di lavoro sempre più difficili, con turni pesanti e tensioni quotidiane nei reparti. «Con il personale dimezzato facciamo turni massacranti e subiamo aggressioni verbali ogni giorno. La popolazione se la prende con noi, ma il vero responsabile è il sistema sanitario».

Il sindacato Nursind sottolinea che da anni nell’ospedale cittadino persistono carenze strutturali: «Abbiamo reparti che rischiano il collasso e servono urgentemente non solo infermieri e OSS, ma risposte concrete dall’azienda sanitaria».

Nella comunicazione inviata all’ASP di Crotone e alla Prefettura, il sindacato segnala criticità anche in altri reparti come Neonatologia, Chirurgia e Ortopedia, evidenziando il rischio di un ulteriore peggioramento dei servizi sanitari. «Chiediamo risposte immediate da parte dell’azienda sanitaria, della Regione Calabria e di Azienda Zero. Lo stato di agitazione continuerà fino a quando non arriveranno risposte chiare e concrete».