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Non solo eredità di sangue, ma un vero e proprio impero del narcotraffico capace di estendersi dalle Preserre vibonesi fino alle coste dell'Adriatico. L'operazione "Aquarium", naturale prosecuzione dell'inchiesta "Habanero" dello scorso giugno, scoperchia il nuovo organigramma della consorteria dei Maiolo di Ariola, oggi guidata dai fratelli Francesco e Angelo.

A delineare i contorni del sodalizio sono le pesanti dichiarazioni di Bartolomeo Arena, ex esponente di vertice della criminalità vibonese ora collaboratore di giustizia, le cui parole sono confluite nelle carte che vedono indagate 15 persone.

Secondo Arena, i fratelli Maiolo portano sulle spalle un passato pesante: figli di boss uccisi nelle guerre di 'ndrangheta degli anni '90, avrebbero consolidato il loro potere grazie a un'alleanza di ferro con la storica famiglia Pelle "Gambazza" di San Luca. In questo scenario, Angelo Maiolo viene indicato come l’«apice indiscusso» di un’organizzazione moderna, che utilizzava chat criptate e tecnologie avanzate per gestire i carichi di droga in tutta Italia, mantenendo però il cuore decisionale nelle zone interne del Vibonese.

Il business dei Maiolo sarebbe riuscito a infiltrarsi nel tessuto economico del centro Italia, in particolare nelle province di Pescara e Teramo. Il pentito Arena ha rivelato agli inquirenti come la 'ndrina avesse esteso i propri interessi a Montesilvano e zone limitrofe, utilizzando un metodo classico quanto efficace: un'attività commerciale formalmente dedita alla rivendita di prodotti tipici calabresi, come copertura. Secondo le accuse, l'azienda serviva da base logistica e schermo legale per occultare il traffico di sostanze stupefacenti.

Un capitolo centrale della ricostruzione riguarda i rapporti costruiti all'interno delle carceri. Arena riferisce dell'affiliazione di un noto narcotrafficante (già condannato nell'operazione "Meta") che avrebbe portato in dote ai Maiolo i propri canali internazionali per la droga.

In cambio, la 'ndrina vibonese avrebbe garantito all'uomo protezione fisica e criminale: il soggetto era infatti accusato da altri sodali di essersi appropriato indebitamente di circa due milioni di euro. Una protezione che conferma la capacità dei Maiolo di porsi come interlocutori autorevoli e temuti anche fuori dai confini calabresi, offrendo "asilo" politico-criminale a figure chiave del narcotraffico globale.